Castrogiovanni “Il rugby meglio del calcio? Non più”

Il pilone azzurro racconta come la palla ovale sia cambiata negli ultimi anni. In peggio.

“Quello che odiavamo nel calcio, ora sta arrivando nel rugby” esordisce Martin Castrogiovanni in una lunga intervista sul Daily Mail. Parole pesanti, ma che il pilone azzurro spiega subito.

“La gente dice che dopo le partite si beve la birra assieme, ma ormai la gente non va più al terzo tempo. C’è un aereo da prendere, o hai perso e sei arrabbiato, od odi un avversario. Semplicemente se ne vanno”.

Un quadro ben diverso da quello che viene raccontato e che fa parte dell’immaginario collettivo. Per Martin Castrogiovanni le nuove generazioni hanno perso quel gusto antico del rugby, quello dove in campo di picchiavi, ma finito il match tutto era dimenticato. Quello di oggi, invece, secondo Castro è un rugby molto più patinato, dove anche il rapporto con i media è falsato.

“Io sono fatto così, dico quello che penso. Ma dopo le partite ti dicono ‘non puoi dire questo…’ o ‘stai attento a cosa dici…’. Così le interviste, non voglio dire che siano cazzate, ma sicuramente sono tutte attente, pulite. Accendete una telecamera di nascosto e chiacchierate con i giocatori. Allora finalmente sapreste cosa pensano”.

Su questo non posso dare torto a Martin. Nella mixed zone, dopo le partite, le interviste sono ormai diventate imbarazzanti. Le dichiarazioni di alcuni giocatori potresti scriverle senza neanche intervistarli, tanto dicono sempre le stesse frasi stereotipate, senza mai un minimo di spontaneità. Un po’ come il calcio, insomma.


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