Museo del Legionario Romano

Aperto per insegnare la storia. Questo è quanto dovete mettervi in testa se vi viene lo schiribizzo di far visita al Museo Storico-Didattico del Legionario Romano (via Appia Antica 18; tel. 338-2436678). Perché ieri mi è bastato telefonare al suo squisito direttore Albio Tibullio (all’anagrafe Omero Chiovelli), per godere di una visita, praticamente privata. In


Aperto per insegnare la storia. Questo è quanto dovete mettervi in testa se vi viene lo schiribizzo di far visita al Museo Storico-Didattico del Legionario Romano (via Appia Antica 18; tel. 338-2436678). Perché ieri mi è bastato telefonare al suo squisito direttore Albio Tibullio (all’anagrafe Omero Chiovelli), per godere di una visita, praticamente privata. In verità nel sito del Gruppo Storico Romano campeggia la scritta aperto su appuntamento che, detto e fatto, s’è tradotto in un tour tra armi e armature dei gladiatori e dei legionari, macchine da guerra a grandezza naturale e altre mirabilie ricostruite fedelmente sulla base delle ricerche affrontate dai soci del GSR.

Chiunque preferisse veder pretoriani e legionari in carne e ossa, si segni in agenda il 10 maggio, quando faranno un addestramento al Circo Massimo (ore 10). E non perda occasione di fare una gita fuori porta, il 2 giugno, fino ad Arpino (Fr), paese di Cicerone, per vederli esibire. Situazione analoga a quella che offriranno il 13 giugno all’Osteria del Curato (ore 18,30) prendendo come spunto la Festa di San Raimondo Nonnato, in via del Casale Ferranti 64.

Chi invece vuole respirare l’aria di Roma antica, quella di 2000 anni fa, si cimenti nei giochi all’aperto o scovi l’oggetto che gli desta maggiore curiosità. Difficile trovare il più piccolo esposto: forse, tra i reperti originali, un osso di capra che veniva tirato in aria insieme ad altri 4 suoi simili, per sfidarsi in un gioco dell’epoca. L’imbarazzo della scelta scatta nel trovare il particolare più curioso: dal pilum, che il legionario lanciava prima di combattere corpo a corpo col gladio, anche se proprio il pilum era pensato in modo che, quando colpiva il bersaglio, si spezzava o si piegava, rendendolo inutilizzabile. Il resto prosegue tra insegne e sezioni: macchine da guerra, accampamenti, pretoriani, gladiatori e donne romane, vestali o legionari.