Ergastolo El Ketaoui Dafani: pubblicate le motivazioni della sentenza. “Uccise la figlia Sanaa per salvare le apparenze”

“Un’indole particolarmente malvagia, priva del più elementare senso di umana pietà“. Queste parole si riferiscono a El Ketaoui Dafani, condannato all’ergastolo lo scorso 14 giugno per l’omicidio della figlia 18enne Sanaa.A definirlo così il gip di Pordenone, Patrizia Botteri, nelle motivazioni della sentenza con la quale ha condannato all’ergastolo il padre assassino.Dafani, secondo il gip,


Un’indole particolarmente malvagia, priva del più elementare senso di umana pietà“. Queste parole si riferiscono a El Ketaoui Dafani, condannato all’ergastolo lo scorso 14 giugno per l’omicidio della figlia 18enne Sanaa.

A definirlo così il gip di Pordenone, Patrizia Botteri, nelle motivazioni della sentenza con la quale ha condannato all’ergastolo il padre assassino.

Dafani, secondo il gip, era “molto suggestionato dal giudizio dei suoi connazionali e dalla valutazione negativa che avrebbero dato al fatto che la figlia si era allontanata da casa per andare a convivere more uxorio, secondo un modello ormai consolidato nella civiltà occidentale, ma non ancora accettato in Paesi ove vigono diverse tradizioni e culture“.

Nessuna motivazione religiosa, solo l’intenzione di “salvare le apparenze“. Si legge sul Gazzettino:

questa sua “mentalità retrograda” originava da “un limitato contesto culturale e un carattere possessivo e autoritario, più che dalla stretta osservanza del suo credo religioso: egli infatti – scrive il Gip – era musulmano, ma non praticante”. Questa mentalità “non gli aveva impedito – evidenzia il magistrato – di assimilare consuetudini discutibili, sebbene tollerate dal mondo occidentale”, come l’abuso di alcool, gli incontri con prostitute e lo sperpero del denaro, ma lo aveva portato “a impedire alla figlia di crescere come le altre adolescenti vissute in Italia, coltivando relazioni affettive, vestendo all’occidentale e truccandosi”.

Sanaa Dafani fu sgozzata il 15 settembre scorso ad Azzano Decimo, in provincia di Pordenone, con un coltello da cucina che il padre aveva acquistato proprio per l’occasione.

Nell’aggressione fu rimasto ferito Massimo De Biasio, fidanzato di Sanaa, poi costituitosi parte civile nel processo.

Via | Il Gazzettino