Rugby & Doping: medicinali e bibite energetiche, è allarme in Nuova Zelanda

Sonniferi e beveroni per sballarsi la sera, senza correre rischi ai test antidoping o agli etilometri. E’ scandalo nel rugby neozelandese.

Doping legale, cioè quel tentativo di migliorare le prestazioni utilizzando strumenti pericolosi, ma che non rientrano nelle sostanze vietate dalla Wada. Un’abitudine purtroppo molto diffusa, anche tra gli atleti amatoriali, che ora è diventato un caso in Nuova Zelanda. Dove, però, il pericolo è la voglia di sballarsi senza correre rischi.

La debacle all’ultima Rugby League World Cup è stata imputata, secondo molti, a un abuso di farmaci. Medicinali che si trovano in farmacia, ufficialmente non vietati, ma che mixati con le bibite energetiche hanno effetti pericolosi sul fisico degli atleti.

Come si legge sul sito neozelandese Stuff, infatti, con colpevole ritardo la NZRU ha approntato una task force per investigare sul presunto abuso di sonniferi e bibite energetiche per sballarsi in modo “legale”, che sarebbe molto diffuso tra i giocatori delle franchigie neozelandesi di Super Rugby.

Come detto, un’indagine della NZRL avrebbe dimostrato l’abuso di pillole e beveroni da parte dei nazionali che hanno partecipato all’ultimo Mondiale di rugby league e – invece – la Federazione neozelandese di rugby union ha dichiarato che sarebbe “ingenuo” pensare che giocatori di rugby non abusino di medicinali e bibite energetiche nel tentativo sia di aggirare la legge antidoping sia come alternativa all’alcol.

“I giocatori lo fanno dopo le partite di Super Rugby, per andare su di giri la sera. Usando farmaci e bibite evitano di correre rischi in caso di test per alcolici o droghe il giorno dopo – ha dichiarato un procuratore rimasto anonimo –. I giocatori non ne parlano apertamente, ma sono convinti non sia nulla di grave. Lo vedono solo come un modo per sballarsi un po’ senza ubriacarsi”.

Credit image by Getty Images

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