Il mostro li teneva prigionieri con la minaccia del gas

Un dedalo di stanze segrete, soffitti alti appena un metro e settanta, macchie d’umidità ovunque, un sistema di serrature elettroniche per mantenere la sicurezza, condizioni igieniche disastrose. Potete vedere la mappa del bunker nella galleria di immagini a fine post. Questi e altri particolari stanno martellando l’opinione pubblica in quello che in poco tempo è

di elvezio

Un dedalo di stanze segrete, soffitti alti appena un metro e settanta, macchie d’umidità ovunque, un sistema di serrature elettroniche per mantenere la sicurezza, condizioni igieniche disastrose. Potete vedere la mappa del bunker nella galleria di immagini a fine post. Questi e altri particolari stanno martellando l’opinione pubblica in quello che in poco tempo è diventato il caso dell’anno. Di Amstetten e del padre che ha stuprato sua figlia per decadi obbligandola a sette parti di cui uno gemellare abbiamo già parlato in due precedenti interventi, qui e qui.

Ma come è riuscito Josef Fritzl a perpetrare un crimine di questa portata per così tanto tempo e quali le ossessioni che si agitano nella sua mente? In 24 anni (7 in più, se si considera che ha iniziato a stuprare la figlia quando lei aveva solo 11 anni) Josef ha costruito una intricata ragnatela di bugie e doppie personalità fino a credere lui per primo nelle sue menzogne. Durante i primi interrogatori seguiti all’arresto Josef ha dato l’impressione di un uomo con molti problemi mentali, in pieno ego-trip.

“Ho costruito il bunker proprio per mia figlia Elisabeth, la mia prediletta. La custodivo lì per tenerla al sicuro dai pericoli del mondo esterno, delle droghe”. Josef costruì il bunker durante gli anni settanta, quando lo Stato garantiva aiuti economici vista la grave crisi della Guerra Fredda e le conseguenti paure atomiche. Nei primi anni di prigionia ha tenuto sua figlia ammanettata e la drogava con l’etere, picchiandola e stuprandola su base semi-quotidiana.

Non contento dei sette figli avuti con la moglie “ufficiale “ e degli altri sette con la figlia, Josef andava spesso in Thailandia per vacanze sessuali, lasciando sufficienti provviste nel bunker. Teneva la figlia e i “nipoti” prigionieri con la minaccia che, se ci fossero mai stati problemi o tentativi di evasione, avrebbe inondato il rifugio con un potente gas, sterminandoli tutti.

Vero dottor Jekyll e Mister Hyde, l’uomo era benvoluto nel vicinato, si recava al lavoro con le scarpe sempre lucide e la cravatta a posto, riparava gratuitamente gli elettrodomestici alle vicine e in generale manteneva una facciata di assoluta rispettabilità. Per giustificare le spese di alimentari e altri beni andava a comprare in molti supermercati diversi dell’area, dividendo gli acquisti.

La moglie di Fritzl è stata apparentemente ignara di tutto quel che avveniva nella cantina, convinta da alcune lettere che la figlia fosse scappata di casa a diciotto anni per andare a vivere in una setta religiosa. Alcuni poliziotti hanno detto che i ragazzi liberati dal bunker stanno comportandosi come se fossero sbarcati sulla Luna: è la prima volta che vedono la luce del sole, la prima volta che viaggiano in automobile, la prima volta in quasi ogni gesto per noi banale e quotidiano.

La figlia di 19 anni, ricoverata per una malattia legata geneticamente all’incesto è ancora in coma e le sue condizioni sono preoccupanti. Gli psicologi appaiono unanimemente sfiduciati e pensano che sarà quasi impossibile restituire a questa famiglia la parvenza di una vita normale.

Fone: The Independent

Serie di immagini riguardanti il caso di Amstetten
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