Amarcord 2014: i top e i flop dell’anno

Chi ha dominato e chi ha deluso negli ultimi 12 mesi sui campi di rugby mondiali.

C’è chi ha vinto tutto e chi, invece, ci è arrivato vicino ma è tornato a casa a mani vuote. C’è chi è cresciuto tantissimo e chi, invece, ha detto addio a un secolo di storia. Poi c’è un movimento che ha vissuto il suo anno più bello e chi, invece, sta passando il periodo peggiore della sua storia. Insomma, i top e i flop del 2014. Eccoli.

2014 – I Top

Tolone, pigliatutto. Dopo aver conquistato l’Europa nel 2013, la formazione di Mourad Boudjellal non solo ha concesso il bis in Heineken Cup, ma ha trionfato anche nel Top 14 francese, centrando una doppietta storica. E’ la squadra più forte al mondo, ricca di campioni. Qualcuno potrà fermarla nel 2015?

Northampton, santi in paradiso. Hanno conquistato la Premiership senza essere i favoriti d’obbligo e in questa prima parte di stagione si sono confermati. George North e compagni sono sicuramente la squadra inglese più completa e concreta e per il 2015 vogliono il bis. Magari anche in Europa.

Leinster, la conferma. Hanno raggiunto la quinta finale celtica consecutiva, bissando il successo del 2013. Certo, in Europa non hanno dominato come nel recente passato, ma i dubliners si ritrovano sempre tra le migliori squadre nonostante gli addii e i rinnovamenti. Un 2014 da incorniciare, mentre nel 2015 sarà difficile confermarsi ancora.

Glasgow, la sorpresa certa. Non hanno vinto nulla, ma la finale conquistata nella Guinness Pro 12, un anno dopo l’accesso ai playoff, confermano che i Warriors sono una delle realtà celtiche d’elite. Sono l’ossatura della Scozia di Vern Cotter e se il 2014 è stato un anno da ricordare, in molti scommettono che il 2015 sarà anche meglio.

Waratahs, il Sud è vostro. Hanno dominato la stagione regolare del Super Rugby, hanno conquistato agevolmente la finalissima e, infine, hanno combattuto fino all’ultimo, ma alla fine hanno avuto la meglio dei Crusaders salendo sul trono dell’Emisfero Sud. Belli, spettacolari e vincenti, hanno meritato il Super Rugby e nel 2015 vogliono confermarsi.

Irlanda, la più forte. No, non sono gli All Blacks i più forti al mondo. Lo dicono i numeri. A livello internazionale, infatti, è stata l’Irlanda di Joe Schmidt a chiudere il 2014 con la miglior percentuale di vittorie. Hanno conquistato meritatamente il Sei Nazioni, poi si sono confermati a giugno e hanno sorpreso a novembre, portando a casa gli scalpi di Australia e Sud Africa. Il tutto perdendo Brian O’Driscoll. E ora puntano alla Rugby World Cup con la consapevolezza di puntare almeno alle semifinali.

Women’s Rugby World Cup. No, nessuna squadra, ma un intero movimento ovale. Quello in rosa, quello del rugby femminile. I Mondiali di Francia hanno visto il rugby femminile conquistare un’attenzione mediatica mai vista prima, con qualità di gioco, tecnica e campionesse che nulla hanno da invidiare ai colleghi maschi. Con le Olimpiadi non troppo lontane il movimento in rosa della palla ovale è pronto a diventare maggiorenne.

2014 – I Flop

Saracens, l’incompiuta. Hanno raggiunto la finale della Heineken Cup. Hanno dominato la stagione regolare della Premiership, chiusa primi, e poi hanno raggiunto la finale. E hanno perso. Contro Tolone in Europa, contro i Saints in Inghilterra. Certo, i Sarries si sono confermati tra i più forti nel Vecchio Continente, ma alla fine hanno chiuso il 2014 senza titoli.

Benetton, l’anno zero. Un anno difficile, difficilissimo. Prima i dubbi e le incertezze sul futuro, con la seconda parte della scorsa stagione giocata con la testa altrove, poi la rifondazione, gli addii i nuovi arrivi che non hanno ancora convinto. E i due pesanti ko di dicembre come amarissima ciliegina sulla torta. Il 2014 dei biancoverdi è da mettere velocemente in archivio, sperando che il futuro possa venir programmato e costruito con calma, come erano abituati a fare i veneti.

Castres, che tonfo. Nel 2013 hanno raggiunto la finale del Top 14 da outsider. Nel 2014 hanno fatto il bis, perdendo in finale contro il Tolone, ma al termine di una stagione entusiasmante. Una prima parte di anno solare da incorniciare, poi – però – il blackout. Il Castres è ultimo in classifica, fuori dalla corsa playoff in Champions Cup e con lo spettro retrocessione che incombe. Un tonfo da record.

Perpignan, 103 anni e l’addio. Cinque anni fa conquistavano il Top 14 con Jacques Brunel alla guida. Per 103 anni hanno disputato il massimo campionato francese di rugby. Nel 2014, però, l’USAP ha vissuto la prima retrocessione della sua storia, con Tommy Allan e compagni che sono scivolati nel Pro D2. Un colpo di spugna che dice addio a un secolo di vittorie per i pirenaici.

Francia, crisi continua. A novembre c’è stato un segnale di vita, incoraggiante, ma troppo poco per cancellare due anni da incubo per i Bleus. La Francia di Philippe Saint-André è alla disperata ricerca di risposte che non stanno arrivando. Un Sei Nazioni anonimo, un giugno pessimo hanno continuato quella strada che dal 2013 vede i transalpini ai margini del rugby d’elite. E con i Mondiali che incombono il 2014 è stato un antipasto che preoccupa.

Cavalieri Prato, 12 mesi da incubo. A gennaio scoppia la grana degli stipendi non pagati, la seconda parte della stagione è un calvario da separati in casa, con i Cavalieri che mancano l’accesso ai playoff. Poi la grande fuga, con l’intera rosa a dire addio e l’iscrizione in extremis all’Eccellenza. Il resto sono un avvio di stagione ricco solo di sconfitte, quasi sempre sonore. I Cavalieri Prato hanno sfiorato lo scudetto per due anni, poi – però – il giochino si è rotto. Emblema delle incapacità dirigenziali del rugby italiano di club. Suo malgrado.


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