Arriva dal Messico un nuovo crimine: il sequestro virtuale

In fatto di sequestri-lampo, dal Messico arriva una svolta. Qui, addirittura, i sequestri ormai sono spesso solo virtuali. La tecnica del sequestro virtuale è molto semplice. I finti rapitori innanzitutto rubano il cellulare da usare, poi chiamano i parenti della presunta vittima – solitamente i genitori – mentre questa è irrintracciabile, ad esempio mentre è

di dario

In fatto di sequestri-lampo, dal Messico arriva una svolta. Qui, addirittura, i sequestri ormai sono spesso solo virtuali.

La tecnica del sequestro virtuale è molto semplice. I finti rapitori innanzitutto rubano il cellulare da usare, poi chiamano i parenti della presunta vittima – solitamente i genitori – mentre questa è irrintracciabile, ad esempio mentre è a scuola, altre volte prima chiamano la presunta vittima dicendo di essere operatori della compagnia telefonica e chiedeno di spegnere il cellulare per un’ora per riparare un’anomalia.

Ai parenti dicono che hanno rapito la vittima, e che devono consegnare loro gioielli e contanti, in dollari o euro, mai pesos messicani, in tempi molto rapidi. Nel corso della telefonata, si sente una voce, registrata su nastro o di un complice, che grida poche parole:“Mamma! Mamma! Aiuto!”.

Ovviamente l’ultimo dei pensieri del malcapitato è se si tratta effettivamente la voce del proprio figlio o meno, e si mette subito a disposizione dei rapitori virtuali. Quando poi scoprono che il familiare è sempre stato al suo posto, stupore, rabbia e gioia si fondono in un unico sentimento difficilmente descrivibile.

Spesso le telefonate vengono effettuate dal carcere, dove guardie carcerarie corrotte rimediano cellulari ai detenuti, che agiscono ovviamente con complici esterni.

Pochissimi gli arresti in questo nuovo campo della criminalità, appena tre fratelli indagati a fronte di decine e decine di casi.

Per quanto meno cruento e pericoloso di un sequestro reale, è un reato altrettanto odioso per come mette violentemente in gioco i sentimenti nei confronti delle persone più care. Oltre alle perdite economiche, in totale si parla di 20 milioni di dollari l’anno, che per un paese povero come il Messico sono un’enormità, le vittime sono spesso prede di malori più o meno gravi, come il giudice Mirna Rincón, ritratta in questa foto subito dopo l’annuncio del rapimento virtuale del figlio.

Via | New York Times