Kebab vs porchetta: il vicino Oriente sfida Ariccia

Turco o siriano, oppure curdo? Il dibattito è aperto. Sicuro invece che la carne arrostita popolarmente nota come kebab ha preso piede a Roma e punta a scalzare il predominio di pizza e porchetta. Lo afferma la Confederazione nazionale dell’artigianato (Cna) che ha contato, nella Capitale tra il 2004 e il 2008, l’avvio o l’acquisizione

di higgins



Turco o siriano, oppure curdo? Il dibattito è aperto. Sicuro invece che la carne arrostita popolarmente nota come kebab ha preso piede a Roma e punta a scalzare il predominio di pizza e porchetta. Lo afferma la Confederazione nazionale dell’artigianato (Cna) che ha contato, nella Capitale tra il 2004 e il 2008, l’avvio o l’acquisizione di 705 pizzerie al taglio, delle quali 204 hanno un titolare straniero. Fra queste, oltre il 60 per cento apparteniene a tradizioni alimentari riconducibili al kebab rotante. Quello che mangiamo in Italia in realtà non è il tipico alimento che sarebbe a base di carne di agnello. Per lo più da noi si usano carni bianche, meno costose, e tritate; provenienti spesso dalla Germania, dove il kebab risulta il cibo da passeggio preferito.

Ma c’è chi, a un futuro culinario d’oriente, dice no: “La porchetta, che è un prodotto fresco, artigianale e di alta qualità ha un costo che si aggira sui 15 euro al kg. Il kebab, prodotto industrialmente in Germania con carni essenzialmente bianche, congelato e poi immesso nei mercati Europei, ha un costo di 3-4 euro al kg”. A parlare è Pietro Mattù da Ariccia, imprenditore e tra i maggiori produttori di porchetta. Lui fa il tifo per il suino: “Al fine di offrire un prodotto sempre fresco, di giornata, e appetibile abbiamo modificato la porzionatura, offrendo il tronchetto (trancio da 8-13 kg) anzichè il maiale intero, e abbiamo ampliato le modalità di vendita in modo da garantire un costante rifornimento ai nostri clienti. Grazie a questa nostra rinnovata politica commerciale riusciamo a crescere del 20 per cento l’anno. Occorrerebbe una alleanza tra tutti i produttori per adottare politiche commerciali che rendano fortemente visibile al consumatore l’alta qualità del nostro prodotto”.