Mondiali 2023: il sogno italiano prende forma

Alfredo Gavazzi, ieri a Milano, ha confermato la volontà di ospitare l’evento iridato. Ma il nodo stadi resta.

Ha incassato l’ok di Giovanni Malagò, è un progetto che piace al Presidente del Consiglio Renzi, e ora Alfredo Gavazzi ci crede veramente. Ieri a Milano, nell’incontro con la stampa di cui abbiamo ampiamente parlato qui, il presidente della Fir ha illustrato il progetto per portare la Rugby World Cup in Italia nel 2023.

Un quadriennio molto italiano quello che descrive Alfredo Gavazzi. Nel 2022 c’è la candidatura per ospitare la Ryder Cup di golf, per il 2024 c’è l’ipotesi Olimpiadi a Roma e nel 2025 c’è il Giubileo. Quale momento migliore per infilare, nel 2023, i Mondiali di rugby? Il presidente Fir ne ha già parlato sia con il Coni di Malagò sia con il governo di Renzi, incassando sensazioni positive. “Servono circa 8 stadi, da distribuire dal nord al sud. L’ipotesi piace molto anche perché, appunto, sarebbe un’occasione per sistemare otto impianti” le parole di Gavazzi.

Visti i numeri previsti per la Rugby World Cup 2015, in Inghilterra, lo sbarco iridato in Italia sarebbe sicuramente un’occasione d’oro di marketing per il rugby nel Belpaese, sarebbe una meta ambita dagli appassionati di tutto il mondo che unirebbero la passione sportiva alla possibilità turistica offerta dall’Italia. Con città candidabili come Milano, Firenze, Roma, Torino, Napoli, Bari o Palermo l’appeal di un Mondiale nel nostro Paese sarebbe sicuramente altissima.

Fin qui le speranze e i pro alla candidatura azzurra. Ma è tutto oro quello che luccica? Ne dubitiamo, purtroppo. I dubbi, infatti, sono diversi, con due che emergono in maniera prepotente. Gli stadi italiani sono dedicati al calcio e, come la storia racconta, i club di calcio e la FIGC non hanno mai mostrato una voglia di cooperare quando si trattava di disputare un singolo match di rugby. Parliamo di una partita in uno stadio ogni 3/4 anni, se non di più, eppure i problemi sono sempre stati enormi. Difficile immaginare che il mondo del calcio ceda con facilità i propri impianti per un periodo di quasi due mesi, con diverse sfide disputate sul loro terreno. Anche a voler incastrare la RWC con il campionato di Serie A, i problemi sarebbero tanti e le polemiche certe.

Il secondo dubbio, invece, è tutto italiano. I Mondiali di calcio del 1990, i Mondiali di nuoto, l’Expo e la lista, tra grandi eventi e infrastrutture, può allungarsi all’infinito sono finite per essere uno spreco enorme di soldi, con i costi aumentati in maniera esponenziale, senza contare le infiltrazioni della malavita e la corruzione. Insomma, i Mondiali di rugby sono un bel sogno, ma la paura è che si trasformino nell’ennesima mangiatoia per politici e affaristi.

Infine, gli avversari. Nel 2023 dovrebbero candidarsi anche Irlanda e Sud Africa. E se i primi non fanno troppa paura, la Patria degli Springboks è uno scoglio ostico da superare. Inoltre, come ammette Gavazzi, con la Federazione sudafricana c’è forte sintonia, un’alleanza politica importante e da non mettere a rischio. Uno scontro per i Mondiali sarebbe pericoloso.

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