Ore 12 – Il Pd sotto l’incubo dei “nemici”

In alto e in basso, ai vertici e alla base del partito democratico, si guardano sempre più in cagnesco. E’ la sindrome del “nemico”. I nemici sono fuori. Il più nemico di tutti era e resta il Cavaliere, di cui si annuncia ripetutamente la fine ma sempre smentita dai fatti. Poi c’è il nemico vicino

In alto e in basso, ai vertici e alla base del partito democratico, si guardano sempre più in cagnesco. E’ la sindrome del “nemico”.

I nemici sono fuori. Il più nemico di tutti era e resta il Cavaliere, di cui si annuncia ripetutamente la fine ma sempre smentita dai fatti.

Poi c’è il nemico vicino di casa, Tonino Di Pietro, uno con cui si mangia assieme ma di cui non ci si fida affatto a condividere lo stesso tetto, tanto meno lo stesso letto.

Poi non c’è più niente e nessuno, perché il partito a vocazione maggioritaria di veltroniana memoria ha fatto tabula rasa di amici, compagni di strada, alleati.

Quindi si arriva ai nemici dentro la stessa casa. Cosa sono oggi i candidati segretari? Cos’è se non una trappola suicida fare le primarie dopo il congresso?

Sì, nemici interni, perché stavolta chi perde perde tutto. E quindi resta nudo e crudo, con i vincitori che non faranno “prigionieri”. Quindi chi perde recrimina. E scappa.

Così verrà giù la casa già traballante del Pd. La battaglia si gioca a colpi di tessere. Una partita vecchia, che logora, che richiama alla peggior Dc, al peggior Pci, ai signori e padroni delle tessere, cioè delle cordate, cioè del partito.

Ogni capobastone nelle ultime settimane è stato messo alla frusta per raccattare tessere: è così che il tesseramento ha fatto un bel balzo.

Saranno quelle tessere a fare la differenza: altro che primarie! Nessuno sembra aver coscienza che stanno ballando sul Titanic.

E l’Italia è (saldamente?) in mano a Berlusconi. E il nuovo, forte, grande Pd? Campa cavallo