Italia Argentina: azzurri bocciati alla maturità

La prestazione dell’Italrugby a Genova è stata la migliore da tempo, ma dimostra che non basta.

L’abbiamo scritto già ieri a caldo, al fischia finale di Joubert. L’Italia ha giocato una bellissima partita con l’Argentina, ma l’ha persa lei, con i suoi errori. A caldo lo ha detto anche Brunel “più che vinta loro, l’abbiamo persa noi”, esprimendo il rammarico e la frustrazione per una vittoria che era alla portata. Perché al Marassi di cose positive se ne erano viste diverse.

Ancora una volta, come con le Samoa, la difesa ha dimostrato di essersi ritrovata (ancora una volta monumentale Favaro), ha concesso pochissimo agli argentini e, soprattutto con i giovani, ha mostrato una grinta e una convinzione che fanno ben sperare. Il citato Favaro, ma anche Furno e Morisi danno quella scossa in difesa che può svegliare un’intera squadra. Benissimo anche la mischia, che era chiamata a una prova del nove contro il pack forse più forte al mondo. E ha retto il confronto alla grande, con la cura De Carli che sembra funzionare e il vecchio punto di forza azzurro di nuovo vincente.

Poi i singoli, a partire da Kelly Haimona che dà ritmo alla squadra, con i suoi chili fa male quando accelera e si infila nella difesa avversaria e dimostra di avere un buon piede anche dalla distanza. Poi va citato Michele Campagnaro, le cui fiammate infiammano il pubblico del Marassi, e che è l’azzurro più pericoloso palla in mano. Poi, come già detto, ci sono Furno, Favaro, Morisi, ma anche le conferme di Ghiraldini e un Parisse che appare ritrovato a regalare sorrisi e certezze per il futuro.

Ma, come detto, non tutto è andato bene ieri, anzi. L’Italia, come detto anche dai protagonisti, ha perso per i suoi errori, per l’incapacità di essere cinica e di concretizzare. Nessuna meta messa a segno, un paio di occasioni buttate via clamorosamente, troppi errori palla in mano (e qui i Campagnaro e i Morisi devono ancora crescere), due mete figlie di errori evitabilissimi subite e si parla di un nuovo ko azzurro.

Una sconfitta che fa male, perché evitabilissima. Contro questa Argentina questa Italia deve vincere. Ma non lo ha fatto. Ed è qui, al di là degli errori dei singoli, al di là di ciò che si deve ancora migliorare e di ciò che ha funzionato, il problema. Come in passato, l’Italrugby conferma di mancare di quel killer instinct che a livello internazionale fa la differenza. Quella maturità nel limitare al massimo gli errori (Gori, Morisi e Parisse autori dei tre decisivi), nel prendere le decisioni giuste (il drop di Orquera), nel vincere le partite che vanno vinte. Come quella contro un’Argentina con molti rincalzi a Genova.

Insomma, da Genova l’Italia riparte con la conferma che il periodo più nero è alle spalle. Dopo la vittoria con le Samoa anche con l’Argentina si è vista una bella squadra, aggressiva, vogliosa e che sta crescendo come collettivo e come singoli. Ma si è vista anche una squadra ancora lontana dalla top 10 mondiale, che fatica ad andare in meta e che regala troppe occasioni agli avversari. Un importante passo avanti, dunque, rispetto al recente passato, ma la maturità sportiva è ancora lontana per gli azzurri.


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