Vulture Melfese: perquisizioni domiciliari presunti affiliati clan Cassota. L’ombra della faida

Perquisizioni domiciliari a tappeto ed elicotteri in volo. C’è aria di faida nel Vulture Melfese, in quella parte di territorio Potentino conteso tra clan storicamente rivali. Tra ieri e oggi sono state numerose le perquisizioni dei carabinieri in abitazioni di presunti appartenenti ai Cassotta, avversari del clan Delli Gatti. All’inizio della settimana c’era stato il

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Perquisizioni domiciliari a tappeto ed elicotteri in volo. C’è aria di faida nel Vulture Melfese, in quella parte di territorio Potentino conteso tra clan storicamente rivali. Tra ieri e oggi sono state numerose le perquisizioni dei carabinieri in abitazioni di presunti appartenenti ai Cassotta, avversari del clan Delli Gatti.

All’inizio della settimana c’era stato il fermo di Giuseppe Cacalano, 19 anni, trovato nella villa comunale di Melfi con una pistola calibro 22. Da Melfi Live:

intorno alle 20 il giovane è stato visto discutere animatamente con alcuni coetanei nella villa comunale, particolarmente affollata a quell’ora. Per motivi di sicurezza si è quindi proceduto all’allontanamento dal gruppo,e alla successiva perquisizione personale al termine della quale Cacalano, parso particolarmente agitato, è stato trovato in possesso di una pistola Beretta calibro 22 short con la matricola abrasa, e dunque, di provenienza illecita, e quattro proiettili dello stesso calibro.

Il diciannovenne…

si è poi giustificato dicendo che pensava si trattasse di un’arma giocattolo. Nel corso della perquisizione è nata una colluttazione, ma a nulla è valso il suo tentativo di divincolarsi. Il giovane infatti, è stato arrestato e ora si trova agli arresti domiciliari; dovrà rispondere delle accuse di porto illegale di arma clandestina e ricettazione.

Scrive in proposito Il Quotidiano della Basilicata:

Giuseppe Cacalano (…) è il figlio di Adriano, 35 anni, l’uomo condannato a 30 anni di carcere perché accusato di essere l’autore, insieme a Massimo Aldo Cassotta, dell’omicidio di Giancarlo Tetta avvenuto nell’aprile del 2008 a Melfi. Cassotta e Cacalano furono arrestati dalla Squadra Mobile di Potenza, diretta da Barbara Strappato, su richiesta del pm della Dda Francesco Basentini alcuni mesi dopo l’omicidio di Tetta, cugino del boss Delli Gatti. Il delitto avvenne in una zona periferica, nei pressi di un’abitazione dalla quale l’uomo era appena uscito. Tetta, ricordiamo, stava per entrare nella sua automobile, quando fu colpito da sei colpi di pistola, cinque al viso e uno al torace. Sul luogo dell’omicidio furono trovati altri due bossoli e, a qualche metro di distanza dal cadavere, una pistola, un revolver con il numero di matricola di cancellato.

L’omicidio del boss Delli Gatti avvenne nel 2003. Cinque anni più tardi, a ottobre del 2008, venne ucciso anche il terzo fratello dei Cassotta:

E’ guerra di mafia nell’alta Basilicata: muore anche il terzo dei fratelli Cassotta, Bruno, ammazzato questo mattina a Rionero in Vulture, nel Potentino. Il 52enne è stato ucciso con alcuni colpi di pistola alla testa. Il corpo era fuori dalla sua auto, a distanza di diversi metri, elemento che farebbe pensare a un tentativo di sfuggire all’agguato.“E’ guerra di mafia, ormai è chiaro” aggiunge don Marcello. Quello di oggi è un altro colpo al clan Cassotta, dominante nel Vulture-Melfese. Dopo l’uccisione di Ofelio nel ’91 è toccato a Marco, freddato lo scorso 17 luglio. Entrambi i fratelli sono stati carbonizzati. Il segno della violenza dello scontro. Che è continuato con l’omicidio del presunto killer di Marco Cassotta, lo scorso aprile. Con Massimo Cassotta in carcere per omicidio,  Bruno aveva assunto il comando della famiglia.

Questa la geografia mafiosa che tracciava allora Libera Informazione:

L’agguato di oggi segna la fine di un’era: spazzati via i vecchi boss, è la ‘ndrangheta a tentare la scalata al potere. Con la faida Cassotta-Delli Gatti  aperta negli anni Novanta, i vecchi Boss dell’Alta Basilicata sono stati spazzati via. Gli ultimi due capi storici, Rocco Delli Gatti e Domenico Petrilli, sono morti nel 2003. Adesso è un cartello criminale ad egemonia ‘ndranghetista (cosca Barbaro) a tentare la presa del potere. Gli affari sono quelli di sempre: usura, racket e droga. Non una mafia col colletto bianco, ma proprio per questo più violenta.

Del clan Cassotta e della “mafia dei basilischi” parlavamo in occasione dell’arresto del latitante Saverio Loconsolo.

Foto | Melfi Live

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