Curiosità ovali: Jonah Lomu nei guai per un tweet politico

L’ex campione All Blacks e l’estremo dei tuttineri Israel Dagg denunciati per aver appoggiato il premier il giorno delle elezioni.

E’ una questione che affiora anche qui da noi a ogni tornata elettorale. Il famoso “silenzio elettorale” impone ai politici di non fare campagna elettorale il giorno del voto, ma spesso i candidati trovano il modo per far parlare di sé anche a urne aperte. In Nuova Zelanda, però, la legge è più restrittiva e ha messo nei guai due All Blacks.

A settembre, infatti, si sono tenute le elezioni politiche, con il premier uscente John Key a vincere nuovamente. Tutto bene? Non proprio, perché a seggi aperti alcuni sportivi di successo hanno twittato il loro appoggio al candidato, andando contro la legge. Sotto accusa l’ex campionissimo Jonah Lomu e l’attuale estremo Israel Dagg.

L’affaire, però, più che colpire i due giocatori (che rischiano una multa, ma sono stati difesi dal primo ministro stesso) ha innescato una discussione sull’attuale legge. Vietare, infatti, a chiunque di esprimere una pubblica opinione il giorno delle elezioni è vecchia, pensata quando internet non era ancora quello di oggi, quando i social network erano il futuro o, comunque, non diffusi come oggi.

Si può, realisticamente, impedire a un privato cittadino di esprimere su Twitter o Facebook di esprimere la propria opionine, giorno elettorale o meno? Un conto è un partito, un politico, che può venir obbligato a fermare la campagna elettorale 24 ore prima dell’apertura dei seggi, un conto è controllare tutti i cittadini, famosi o meno. Perché nei guai, ovviamente, finiscono personaggi come Lomu e Dagg – famosi e con molti follower -, ma è ovvio che migliaia di cittadini dicano la propria a urne ancora aperte.


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