Messico: drug war e informazione, l’altra battaglia dei narcos

Di quanto sia pericoloso fare il giornalista nel Messico dilaniato dalla guerra tra narcos, abbiamo raccontato più volte. Minacce, omicidi, corruzione, censure, in qualche caso anche “propaganda”. Leggo su Il Sole24Ore – che richiama a sua volta il Washington Post – della battaglia oscurata dai media locali a Nuevo Laredo, città dello stato nordorientale di

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Di quanto sia pericoloso fare il giornalista nel Messico dilaniato dalla guerra tra narcos, abbiamo raccontato più volte. Minacce, omicidi, corruzione, censure, in qualche caso anche “propaganda”. Leggo su Il Sole24Ore – che richiama a sua volta il Washington Post – della battaglia oscurata dai media locali a Nuevo Laredo, città dello stato nordorientale di Taumalipas. Una sparatoria di cinque ore avvenuta due settimane fa tra soldati e narcotrafficanti, con bus usati come barricate. Il bilancio finale parla di 12 morti tra cui “alcuni incolpevoli spettatori”:

«Di questa storia non una singola parola è apparsa sui media locali» scrive il Washington Post: i narcotrafficanti sono riusciti a zittire gli organi di informazione del paese con una campagna di sequestri e omicidi di reporter. A Nuevo Laredo, i narcos non si sono fermati alla censura ma hanno imposto una sorta di controinformazione: il quotidiano La Tarde non ha scritto nulla sulla battaglia fantasma ma ha pubblicato le foto di quattro morti ammazzati nell’arena della città: uno aveva vicino la carcassa di un cane marrone, un altro teneva in mano un gatto bianco morto, accanto alla carneficina i cosiddetti narcomessaggi.

Carlos Lauria, direttore del Comitato per la protezione dei giornalisti in America Latina:

«Pressioni e intimidazioni hanno raggiunto livelli estremi (…) la guerra della droga è anche una guerra dell’informazione. I cartelli decidono cosa si può stampare e cosa no: sono le stesse organizzazioni criminali a fornire i contenuti pubblicabili. Il governo non può perdere questa battaglia, ne va della democrazia del Messico (…)».

Dal 2006 ad oggi sono 30 i giornalisti uccisi o spariti nel nulla in Messico. Dell’assassinio, in redazione, di Norberto Miranda Madrid potete leggere qui.

Foto | Washington Post