Liveblog Marino: il giorno dopo, il discorso e le proposte

Ieri, alla Camera del Lavoro di Milano, Ignazio Marino ha presentato la propria mozione. Ha condiviso con i presenti, ed erano tanti e giovani, il proprio programma. Preceduto da Giuseppe Civati, sempre più prossimo ad essere l’Obama di San Fruttuoso – Monza, profondo Nord – e Rosa Calipari, unica e possibile fautrice dell’uscita di scena

Ieri, alla Camera del Lavoro di Milano, Ignazio Marino ha presentato la propria mozione. Ha condiviso con i presenti, ed erano tanti e giovani, il proprio programma.

Preceduto da Giuseppe Civati, sempre più prossimo ad essere l’Obama di San Fruttuoso – Monza, profondo Nord – e Rosa Calipari, unica e possibile fautrice dell’uscita di scena della maestrina dalla penna rossa Debora Serracchiani, Ignazio Marino ha basato il proprio discorso su delle proposte concrete. E non sui soli scontri tra maggioranza e opposizione, che hanno inquinato il dibattito pubblico.

Ignazio Marino, nel suo lungo discorso, non ha mai citato Silvio Berlusconi.

A differenza dei tanti intellettuali di sinistra che predicano l’assenza di un elettorato sufficientemente intelligente, Ignazio Marino ha dimostrato quindi di avere l’umiltà giusta per dialogare non solo con gli iscritti del suo partito.

Per questo motivo, oltre ad invitarvi a leggere l’intero discorso del candidato alla segreteria del Partito Democratico, vi riporto di seguito uno dei passaggi che hanno intercettato più di altri l’attenzione dei milanesi presenti alla Camera del Lavoro.

“Non c’è vera democrazia, infatti, se si conosce già il nome e il cognome di chi otterrà un posto all’università o un finanziamento per la ricerca ancora prima che il concorso venga bandito;
non c’è democrazia se vengono trattati come delinquenti uomini e donne che hanno la sola colpa di essere gli ultimi della terra;
non c’è democrazia se la scuola pubblica non è in grado di assicurare a tutti i bambini e ragazzi, lo stesso livello di qualità dell’istruzione;
non c’è democrazia se un cittadino deve prendere il treno e andarsene dalla propria terra, lontano dai propri affetti, per curarsi da una grave malattia;
non c’è democrazia se un imprenditore non può esercitare la propria attività in un mercato trasparente e libero, dove le regole sono rispettate e la concorrenza protetta;
non c’è democrazia se economia, diritti, ambiente in una parte dello Stato sono soffocati dalla criminalità organizzata.
In estrema sintesi: non c’è vera democrazia se non rimettiamo al centro dei nostri pensieri e delle nostre azioni la persona!”