Confessioni ovali: Ronan O’Gara “I professionisti? Egoisti e anormali”

L’ex apertura dell’Irlanda e del Munster ammette che, da giocatore, viveva fuori dalla realtà. Un difetto degli sportivi professionisti…

“Devi essere estremamente egoista, l’unica cosa che conta è la partita di sabato. Poi, un giorno, ti ritiri e ti chiedi ‘ma a cosa pensavo?'”. Questa è la confessione di Ronan O’Gara, ex apertura dell’Irlanda e del Munster, fatta al programma tv ‘Late Lunch Live’, nella quale l’attuale assistant coach del Racing Métro apre le porte della mente dei professionisti al pubblico.

“In realtà non mi piaceva incontrare persone nei negozi, fermarmi e parlare con loro e, a quei tempi, pensavo fosse normale, ma ora penso che fosse il mio momento massimo di maleducazione. Quando giochi la passi liscia perché sei un giocatore del Munster, dell’Irlanda. Io non volevo essere cafone, semplicemente era il modo con cui gestivo la pressione. Quando giochi nell’Irlanda o nel Munster credi che tutto ti sia dovuto perché sei Ronan O’Gara”.

E, effettivamente, ROG non è mai stato uno dei giocatori più alla mano, tutt’altro. Ma il giocatore va oltre e nell’intervista non parla solo di se stesso, ma fa un affresco di quello che, per lui, è il mondo sportivo professionistico e, in particolare, di come siano i professionisti.

“Noi non siamo normali, gli sportivi a quel livello non sono normali, perché la loro testa è diversa. Ma la gente non capisce quale sia la nostra mentalità quando dobbiamo avere prestazioni sempre al massimo. Noi ci comportiamo diversamente, facciamo cose assurde, ma è perché in pochi emergono. Mettevo un’estrema pressione su di me, ma alla fine so che mi serviva per emergere”.

Insomma, secondo O’Gara a certi livelli gli sportivi vivono letteralmente fuori dal mondo e, quando tornano sulla terra, si trovano in difficoltà anche nelle cose più banali. Prima tutto era programmato da altri, c’era sempre qualcuno pronto a fare le cose per lui, oggi, invece, deve ricordarsi di obliterare il biglietto del treno. E, ripensandoci, ROG non può fare a meno di chiedersi: “Ma in che mondo vivevo?”.


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