Sei Nazioni 2014 (-30): nonostante i guai, Galles favorito

A un mese dall’inizio del torneo continentale, vediamo come il 2013 ci ha lasciato le sei protagoniste.

Tra un mese inizia il Sei Nazioni 2014 e nelle prossime settimane tutti i coach annunceranno i convocati per il torneo. A quel punto, nomi alla mano, si avranno le idee più chiare su cosa aspettarci, ma volgendo indietro lo sguardo al 2013 appare chiaro che i campioni in carica del Galles siano ancora i favoriti.

Nonostante la guerra intestina tra Federazione e regioni, infatti, i Dragoni possono puntare decisamente verso uno storico tris, forti non solo della vittoria di 10 mesi fa, ma anche e soprattutto dal tour dei British & Irish Lions in Australia. Dove a partire da Warren Gatland, l’ossatura dei rossi si è basata proprio sul Galles, con campioni con Halfpenny, Warburton e North (giusto per dire i primi tre che vengono in mente) a fare la differenza contro i Wallabies. 

A cercare di fermare il Galles ci sarà l’Inghilterra, il cui cantiere in vista della Rugby World Cup 2015 in casa è a buon punto e, ora, Stuart Lancaster può iniziare a chiedere ai suoi ragazzi di mettere in campo, e sul tabellino, il lavoro fatto in questi due anni. Unico limite, pesante, gli infortuni che rischiano di portare l’Inghilterra all’appuntamento con il Sei Nazioni azzoppata, soprattutto nella trequarti.

A dover rialzare la testa dopo un 2013 disastroso è la Francia, con Philippe Saint-André sulla graticola e ancora alla ricerca di quella quadra che appare lontana dall’esser trovata. Ma il tempo stringe e fin da questo Sei Nazioni i Bleus dovranno mostrare un’altra pasta rispetto a quella vista nel recente passato. In teoria la qualità per vincere c’è, bisognerà capire se sapranno metterla in campo.

Concreta, seppur non esaltante, è la formazione della Scozia, con Scott Johnson che ha avuto il tempo per lavorare di fino sulla creta e nel 2014 dovrà far vedere cosa è riuscito a modellare. Un anno fa gli scozzesi chiusero terzi e, sicuramente, l’ambizione quest’anno è quella di bissare il risultato del 2013. Non è detto che non ce la facciano, ma dipende molto da loro, ma anche da come si presenteranno le avversarie in campo.

Come l’Irlanda, in bilico tra passato (O’Driscoll su tutti) e futuro, con un riassetto della rosa verde proiettata già al 2015, se non oltre. L’Irlanda a novembre si è imposta nettamente contro le pericolose Samoa, è caduta malamente con l’Australia, ma è stata la squadra che è andata più vicino a battere gli invincibili All Blacks. E’ un’incognita, insomma, come spesso le capita. Capace di exploit incredibili, così come di annate pessime, come il Sei Nazioni scorso.

Infine, l’Italia. Il Sei Nazioni 2013, con i successi su Francia e Irlanda, è un lontano ricordo e c’è già chi paventa esoneri eccellenti in caso di torneo negativo. Dubito che ciò accada, sinceramente, ma sicuramente Jacques Brunel deve capire cosa si è inceppato da giugno in poi. Il gioco che fatica a decollare, una difesa in molti frangenti imbarazzante, un’involuzione che ha colpito (va detto) anche le due franchigie celtiche. I motivo, possibili, sono tanti: dall’incertezza sul futuro del rugby europeo, celtico e italiano che sta minando la concentrazione degli azzurri agli infortuni importanti (Minto, Masi, per esempio), passando per scelte forse troppo legate al passato e alla mancanza di coraggio nell’osare da parte del tecnico francese. Quel che è certo è che serve un cambio di rotta deciso e immediato. Senza fasciarsi la testa prima del dovuto, ma in pochi sono pronti a scommettere su un Sei Nazioni all’altezza di quello passato. Sperando, tutti, di venir smentiti.

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