Sport & Politica: quei politici ‘ultras’ che dimenticano lo sport

L’interrogazione parlamentare dopo la partita di calcio tra Juventus e Roma è patetica, soprattutto dopo anni di silenzio della politica nei confronti della piaga doping.

A Roma ci si interroga dopo la sconfitta della squadra capitolina contro la Juventus. No, non nei bar o negli uffici, ci si interroga in Parlamento, dove alcuni deputati di Fratelli d’Italia e del Pd hanno fatto – appunto – un’interrogazione parlamentare per parlare degli errori dell’arbitro Rocchi. Un gesto osceno, perché dimostra una volta in più come la nostra classe politica usi il suo potere in modo distorto.

Certo, vestire i panni degli ultras è comodo, facile e solletica la pancia di un importante bacino di voti. Ma può una partita di calcio essere motivo di dibattito istituzionale? No, non può. Ma ancora di più non può esserlo quando per anni la stessa politica se ne è fottuta, scusate il termine ma è l’unico adatto, dello sport e dei veri mali dello sport.

Lo ha detto ieri, giustamente, l’onorevole Laura Coccia sull’HuffPost. “…come mai nessuno si è scandalizzato per i mancati controlli dei nostri atleti prima delle Olimpiadi di Londra, uno scandalo gravissimo, e invece oggi sono tutti lì a stracciarsi le vesti…” ha scritto la deputata del Pd, cioè dello stesso partito di quel Miccoli che ha proposto un’interrogazione parlamentare perché le partite “incidono anche sugli andamenti della quotazioni borsistiche”.

Follia allo stato puro di uno Stato i cui rappresentanti perdono tempo dietro a una partita di pallone. Il che non significa che la politica non si debba occupare di sport, anzi. Lo abbiamo scritto anche qui spesso, il disinteresse della politica è stato ed è deleterio per lo sport italiano. Ma quello di cui lo sport italiano non ha bisogno è dei politici ultras, di quelli che si aggrappano al campanilismo e al tifo per solleticare i tifosi e garantirsi bacini di voti. Quello di cui lo sport italiano ha bisogno è di una politica seria nello sport scolastico, di una politica che vigili sulle distorsioni del Coni e delle Federazioni, come il caso Schwazer ha messo in luce.

Ma la politica, nonostante il malcostume sportivo sia ben noto da anni, se ne è sempre fregata. Ha bloccato ogni tentativo sporadico dei suoi rappresentanti di far luce sul “doping di Stato” del Coni, ha tentato – fortunatamente non riuscendoci – di far nominare sotto il governo Prodi un certo Francesco Conconi (il dottor doping!) sottosegretario al Ministero della Salute quando i suoi metodi criminali erano ben noti e non ha mai lavorato per creare, proprio con il Ministero della Salute, un’agenzia realmente autonoma e indipendente per contrastare il doping. Di tutto questo, per 30 anni, la politica italiana se ne è fregata, perché non stimola la pancia dell’elettorato, porta pochi voti e non è una “tassa politica” da pagare alla frange estremiste del calcio. Molto meglio vestire gli abiti degli ultras. Per loro, non per lo sport.


Seguici su Google+

I Video di Blogo