Sport & Doping: scandalo Coni, trema lo sport italiano

L’affaire Schwazer va ben oltre l’atletica e il marciatore, ma evidenzia invece il marcio nello sport azzurro.

Dopo decenni di silenzio rischia di scoppiare in mano al Coni, cioè al governo dello sport italiano, il bubbone doping. Il caso Schwazer, il marciatore trovato positivo dalla Wada a pochi giorni da Londra 2012, si sta allargando giorno dopo giorno e le indiscrezioni che arrivano dalla procura di Bolzano mostrano un quadro ben più grave di quello che si è cercato di vendere in questi due anni.

Secondo gli inquirenti, grazie alle prove raccolte, nei mesi precedenti le Olimpiadi britanniche il Coni avrebbe sistematicamente ‘dimenticato’ di sottoporre gli atleti olimpici ai test antidoping. “Una messinscena” viene definito il sistema di controllo del Coni (ai tempi la presidenza era quella di Gianni Petrucci, ndr.) nell’informativa della procura, che evidenzia come il Coni-Nado – che dovrebbe essere un’Agenzia indipendente – sia in verità parte integrale del Coni.

“Tra il primo trimestre 2011 e il secondo trimestre 2012 in Italia 38 atleti o atlete avrebbero potuto essere squalificati avendo commesso almeno tre mancate notifiche […] sistema Coni […] con la complicità della Fidai e di diverse altre federazioni sportive” si legge ancora nell’informativa. Insomma, tradotto: i controlli a sorpresa non venivano effettuati e agli atleti italiani veniva permesso di rendersi irreperibili per mesi, nonostante il Codice internazionale della Wada.

Non è la prima volta che il Coni finisce nella bufera a causa del doping. Fin dagli anni ’80 – con i dubbi (!!!) rapporti con il professor Conconi, lo scandalo dei laboratori antidoping dell’Acqua Acetosa – il governo dello sport ha trattato quantomeno con sufficienza (arrivando alla complicità) il problema doping a ogni livello e in ogni sport. Ora una nuova, brutta, pagina che fa pensare.


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