Sport & Doping: la stampa e quella cultura dell’omertà

Divide l’opinione pubblica il caso di Carolina Kostner, ma al di là delle favole d’amore a essere palese è l’omertà che circonda il doping.

“Io me ne sarei andata” ha detto Federica Pellegrini. “Non puoi abbandonare la persona che ami” ha risposto Tania Cagnotto. Le due regine della piscina italiana hanno preso due posizioni molto diverse sull’affaire Schwazer/Kostner e, con loro, si sono schierati anche opinionisti e giornali.

Come il Corriere dello Sport, che a firma Paolo de Laurentiis, che titola in maniera chiara ed eloquente “Kostner, non è reato mentire per amore”. Già, perché la campionessa di pattinaggio rischia una pesante squalifica per aver voltato (letteralmente) la testa dall’altra parte quando l’appoggiava sul cuscino, con il fidanzato Schwazer al suo fianco, attaccato a strani macchinari.

Ben diversa, invece, la posizione di Guido Rispoli, procuratore capo a Bolzano, sulle pagine della Gazzetta dello Sport. Per colui che ha smascherato le collusioni legate al doping del marciatore azzurro, infatti, “c’è un’ipocrisia diffusa. Dirigenti, medici, allenatori e sponsor ‘vivono’ grazie alle vittorie degli atleti”. Non vedere fa comodo e dimostra, come dice Rispoli, che “doping viene sempre più giustificato”.

Carolina Kostner, diciamolo, non poteva non sapere. E’ assurdo credere a quel che scrive il Corriere dello Sport, e cioè che Carolina era “una ragazza, che aveva capito poco o niente della persona che aveva vicino”. La Kostner è un’atleta, una professionista, una che conosce il mondo dello sport. Non è una “wags”, ma una sportiva che non può non aver notato che il fidanzato stava facendo qualcosa di sbagliato, di illegale.

Va, quindi, punita nonostante lei non sia mai stata trovata positiva ai controlli antidoping? Va punita per aver taciuto? Per ‘non aver capito’? Per Rispoli la risposta è chiara: “Di fatto la stragrande maggioranza delle azioni agevolatrici del doping sono da sempre rimaste impunite. La forma libera dell’espressione “favorire”, contenuta nella legge, permette a nostro giudizio, di andare a colpire penalmente quelle condotte, anche soltanto omissive, di favoreggiamento poste in essere da soggetti che abbiano una “posizione di garanzia”. Il magistrato parla di dirigenti e allenatori, ma non possono venir esclusi atleti e chi vive vicino a chi si dopa e ne è a conoscenza.

Il giustificazionismo nei confronti di Carolina Kostner è comprensibile dal punto di vista umano, della favola dell’amore, ma non è accettabile da un punto di vista sportivo. L’ipocrisia che circonda il mondo dello sport, tutto, e l’omertà sono palesi ed evidenti. Ma chiudere gli occhi, girarsi dall’altra parte, significa giustificare il doping, accettarlo. Che si sia un allenatore, un dirigente, ma anche se si è la fidanzata (a maggior ragione se atleta) o il compagno di squadra. Il sostegno, il cameratismo, il fare squadra sono valori, sì, ma che diventano disvalori se si trasformano in collusione.


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