Affari italiani: il futuro in Pro 12? I celtici lo mettono in dubbio (e in Italia…)

Per la prima volta la stampa britannica parla di un possibile torneo a 10 squadre, mentre da noi Zebre e Treviso stanno valutando i pro e i contro di un futuro da professionisti.

Una cosa si era notata negli ultimi mesi riguardo al rinnovo del contratto che lega l’Italia alla Celtic League, cioè alla RaboDirect Pro 12. Ed era il silenzio della stampa britannica e irlandese, che mentre affrontava la crisi europea e quella gallese sembrava dare per scontato lo status quo italico.

Un silenzio che si poteva, dal di fuori, leggere in due modi: da un lato un disinteresse verso il destino di Zebre e Treviso, come se la loro presenza al torneo celtico fosse marginale e non interessante, quindi una non notizia per la stampa british; dall’altro poteva far credere che in Irlanda, Galles e Scozia si desse la conferma per il prossimo quadriennio per scontato, o perché si avessero notizie a noi negate, o perché fosse ovvia la firma italiana.

Ieri, invece, sulle pagine del The Guardian è uscito un lungo articolo sulla crisi ovale del Galles, in cui si sono affrontati vari argomenti riguardanti la Pro 12 e la Heineken Cup. E un paragrafo è stato dedicato all’Italia. “Poi c’è la questione Pro 12, che oltre a necessitare di un nuovo title sponsor (RaboDirect lascia a fine stagione, ndr.) potrebbe anche venir ridotta a 10 squadre, con la FIR che sta ragionando se mantenere i suoi due team professionistici, Treviso e Zebre, nel torneo. L’accordo con le tre federazioni celtiche scade a fine anno e le trattative per il rinnovo sono a un punto morto” scrive Paul Rees, collega molto addentro alle questioni celtiche.

Insomma, per la prima volta la stampa britannica parla chiaramente di possibile addio italiano e di “punto morto” nelle trattative. E i problemi sono tanti da affrontare. Da un lato, infatti, c’è l’effettiva discussione tra la Fir e le federazioni celtiche, con il presidente Gavazzi che vuole non dover più pagare la tassa di tre milioni di euro annui ai celtici, ma dall’altra ci sono i due club.

Zebre. Le Zebre, come ben ci si ricorda, sono nate un anno e mezzo fa come palliativo dopo il caos Aironi, con l’allora presidente Dondi che più volte disse di non volere una franchigia federale e che sarebbe stata solo una soluzione momentanea. Ebbene, anche Gavazzi ha più volte detto che dall’anno prossimo le Zebre verranno privatizzate, ma a ora non si sa nulla e non si vedono privati così ansiosi di buttarsi in un’avventura che ha pochi lati positivi. Zero pubblico, zero visibilità mediatica, zero risultati sul campo, l’esperienza Zebre non è certo una di quelle che invogliano a investire, men che meno in periodi di crisi.

Appunto, zero ritorno, sotto troppi punti di vista. E molti milioni spesi nei primi 4 anni celtici. Una situazione che si sposta anche a Treviso, dove la Benetton ha più di un dubbio sul suo futuro celtico. Nei primi quattro anni di Pro 12, infatti, la famiglia veneta ha messo sul piatto oltre venti milioni di euro, ricevendo in cambio ben poco. Vorranno i Benetton continuare e, se sì, a che condizioni? Non certo le attuali.

Come si vede il futuro italiano in Europa è sempre più nero e i punti di domanda aumentano invece di diminuire. E, intanto, il tempo passa e la clessidra si svuota sempre più. E gli errori degli ultimi quattro anni, oggi, stanno trasformandosi in una tragedia ovale.

Credit image by Elena Barbini

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