Rugby & Doping: dal 1 gennaio arriva il passaporto per gli steroidi

La Wada ha pubblicato le specifiche tecniche annunciate mesi fa. Dal 2014 via al passaporto per la determinazione di alterazioni dovute all’assunzione esogena di steroidi anabolizzanti. Il rugby non potrà far finta di nulla.

Steroidi anabolizzanti, il doping che – insieme all’ormone della crescita – più minaccia il mondo del rugby. Steroidi anabolizzanti, quelli che dal 1 gennaio 2014 saranno monitorati attraverso il cosiddetto passaporto biologico, cioè il metodo più credibile e attento per smascherare il doping.

La notizia è uscita sul sito olympialab, a firma di Massimo Brignolo, che sottolinea un fatto importantissimo che differenzia il passaporto per gli steroidi rispetto a quello ematico, fin qui conosciuto, e che viene utilizzato per smascherare l’uso di Epo. “Mentre il passaporto ematico richiedendo particolari esami del sangue continuerà ad essere applicato su base di priorità scelte dalle diverse Agenzie antidoping nazionali e delle diverse Federazioni internazionali, il passaporto steroideo, richiedendo solo un esame delle urine, sarà applicato a tappeto” scrive il collega, evidenziando – dunque – che nessuno sport potrà “chiudere gli occhi” ed evitare di applicare il passaporto.

Ma perché il passaporto steroideo è così importante? I normali test – ne parlavo in questo articolo – non sono in grado spesso di scoprire l’utilizzo di sostanze dopanti, i cui metaboliti scompaiono troppo velocemente dal corpo umano e, dunque, se usati a bassi dosaggi o a intermittenza possono sfuggire ai controlli. Il passaporto, invece, monitora l’organismo degli atleti nel tempo, evidenziando possibili anomalie. In questo caso si deve capire se si tratta di una situazione fisiologica o patologica, in caso contrario è doping. E si viene pescati.

Credit image by Getty Images

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