Crisi Europa: la Fir ottimista tra Pro 12 e Heineken Cup

Mentre non si sa ancora nulla di certo sul futuro del rugby europeo, Andrea Rinaldo – uomo Fir nell’Erc – appare ottimista.

Inglesi fuori dalle coppe europee, gallesi che guardano alla Premiership, italiane ancora incerte sul futuro celtico, Heineken Cup in bilico. L’autunno ovale in Europa è caldissimo e il futuro della palla ovale nel Vecchio Continente è tutt’altro che certo. Tra certezze, voci, dubbi, appare sempre più una partita di poker. E da capire è chi è che bluffa.

La prima certezza è la frattura tra l’Inghilterra e il resto d’Europa. Una frattura che porterà, all’80%, all’autoesclusione degli inglesi dalla prossima coppe europea. L’altra certezza è che tutti hanno accettato il compromesso di disputare una Heineken Cup a 20 squadre, con una nuova meritocrazia per parteciparvi. Ecco, le certezze, più o meno, finiscono qui.

Poi c’è la presunta certezza inglese di aver convinto le regioni gallesi a partecipare alla Premiership, tradendo la Pro 12. Ma qui iniziano i dubbi. Si tratta di realtà, o è un tentativo estremo dei club inglesi di destabilizzare l’Europa? E i gallesi possono veramente permettersi di abbandonare la loro federazione? E la WRU? Ha già avvisato che con i soldi che dà alle regioni potrebbe crearsi quattro club “pubblici” cui riversare i denari e dove far firmare i contratti ai giocatori gallesi. Svuotando, di fatto, Ospreys, Cardiff Blues, Scarlets e Newport.

Passiamo all’Italia. Il futuro in Pro 12 è ancora avvolto dal mistero. Certo, da Roma parlano di un accordo a un passo, ma non si conoscono i particolari e, soprattutto, non si sa se il nuovo accordo possa andare bene ai due club. O, meglio, alla Benetton Treviso, che prima di programmare il futuro chiede certezze sportive, tecniche ed economiche ben precise, dopo quattro anni in cui si è dovuto – giocoforza – navigare a vista, con i risultati sotto gli occhi di tutti. Certo, tornare indietro sarebbe un fallimento per tutti, quindi si lavorerà al massimo per proseguire in Celtic League, ma si dovrà cambiare tanto.

E in Europa? Sul Gazzettino di oggi parla Andrea Rinaldo, l’uomo Fir all’interno del Board dell’Erc. E il dirigente azzurro appare ottimista, sia da un punto di vista sportivo sia da quello economico. “Abbiamo accettato la formula voluta dai club: 20+20. Ovvero venti squadre in Heineken, invece di 24, ripartite per merito: 6 da ognuno dei campionati inglese e francese, 7 dal Pro 12 più una da un barrage con una sola italiana garantita. […] Abbiamo accettato il riparto finanziario dei proventi voluto dai club: un terzo a testa per ogni campionato. Non possiamo accettare, invece, di cedere la governance. Altrimenti che mediazione sarebbe?” dice Rinaldo.

Il dirigente veneto, poi, spiega come è nata la frattura nell’alleanza anglofrancese “I club francesi, a differenza di quelli inglesi, non possono partecipare a una competizione senza l’autorizzazione della Ffr. Perciò Camou ha avuto buon gioco a staccarli dall’alleanza anglo-francese, con il veto all’ipotesi Champions Cup proposta in alternativa dalle due leghe e offrendo 2 milioni di euro a testa per convincerli a partecipare all’Heineken Cup”. E quale sarà il futuro, al termine della stagione 2014/15? “La governance resterà alle federazioni. L’obiettivo è di stipulare un contratto di 4-8 anni. Nell’arco dei quali l’Italia continuerà a percepire dall’Erc quanto avuto finora. Quest’anno circa 4,6 milioni” conclude Rinaldo.

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