Mafia americana: origini e guerra castellammarese

Con questo post inauguriamo un altro dei nostri appuntamenti mensili a cadenza fissa dopo Serial killer, Most wanted Fbi, Trenta latitanti italiani più pericolosi, Tecniche investigative. Cosa Nostra americana. Quando nasce, le famiglie mafiose più importanti, le guerre, i rapporti con la “madrepatria”. Il fenomeno prende le mosse agli inizi del novecento preceduto dalla cosiddetta

di remar

Con questo post inauguriamo un altro dei nostri appuntamenti mensili a cadenza fissa dopo Serial killer, Most wanted Fbi, Trenta latitanti italiani più pericolosi, Tecniche investigative.

Cosa Nostra americana. Quando nasce, le famiglie mafiose più importanti, le guerre, i rapporti con la “madrepatria”. Il fenomeno prende le mosse agli inizi del novecento preceduto dalla cosiddetta Mano Nera e agevolato dall’emigrazione oltreoceano degli italiani che specie dalle regioni meridionali partivano per gli States.

Una emigrazione spesso forzata e non solo per ragioni economico-sociali. La caccia ai boss mafiosi nella Sicilia dell’epoca, quella in cui Mussolini aveva inviato il “prefetto di ferro” Cesare Mori, aveva fatto trasferire molti boss in America: in quel momento era una delle poche alternative al carcere.

Arrivati negli Stati Uniti, grazie al proibizionismo (1919-1933) vigente in quegli anni – vera manna dal cielo per bande e contrabbandieri – chi voleva delinquere trovava terreno fertile a New Orleans così come a Chicago e New York, dove le gang criminali irlandesi-americane spadroneggiavano.

Gangster come Al Capone, originario di Castellammare di Stabia, non hanno certo bisogno di presentazioni. Negli anni Trenta senza il suo avallo a Chigago non si muoveva una foglia. Lui e Lucky Luciano da giovani erano transitati nella Five points gang di Manhattan, dal nome del punto in cui convergevano le note cinque strade: Anthony (oggi Worth), Orange (oggi Baxter), Mulberry, Cross (oggi Mosco-Park) e Little Water (scomparsa).

Quando a metà degli anni Venti la mafia aveva ormai soppiantato i five pointers nel controllo delle maggiori attività criminali – racket, contrabbando e commercio di alcolici su tutte – Al Capone e Luciano non ebbero problemi a inserirsi in nuove organizzazioni di cui divennero capi incontrastati, gettandosi in nuovi, floridi, business.

Di mafia in senso stretto in America si inizia a parlare tardi, complice una iniziale sottovalutazione del fenomeno da parte della autorità che cominciano a prenderne atto solo con i morti ammazzati della “guerra castellammarese”. Un vero spartiacque per la storia di Cosa Nostra americana. Da lì si diede vita alla Commissione composta dalle 5 famiglie più importanti. La cupola americana.

La guerra, combattuta a New York tra il 1919 e il 1921, contrappose la famiglia guidata da Salvatore Maranzano, e originaria di Castellammare del Golfo, ai Masseria di Marsala. Dei Maranzano, facevano parte Joe “Bananas” Bonanno, Stefano Magaddino, Joseph Profaci e Joe Aiello. Dall’altra parte della barricata John “The Boss” Masseria, poteva contare su alleati del calibro di Al Capone, Charles Lucky Luciano, Albert Mad Hatter Anastasia, Vito Genovese, Frank Costello.

Una guerra per l’egemonia mafiosa tra il vecchio e il nuovo – tra i siciliani già ben insediati e i cosidetti Young Turkes, arrivati dopo e da diverse parti d’Italia – che lascerà sul terreno una sessantina di morti. Secondo le fonti più accreditate la scia di sangue ebbe inizio a febbraio del 1930 quando Masseria, ordinò l’uccisione di un complice, Gaetano Reina, per proteggere alcuni alleati segreti (Tommy Gagliano, Gaetano Lucchese e Dominic Petrilli). La famiglia di Reina allora chiese aiuto ai Maranzano.

Ad agosto del 1930, i castellammaresi, che avevano ormai come alleati i Reina, uccidono due uomini dei Masseria tra cui Joseph Pizzollo. Il 23 ottobre 1930 venne assassinato Joe Aiello, allora presidente dell’Unione Siciliana di Chicago. Dopo questo episodio e altri fatti di sangue la guerra volge in favore dei castellammaresi. A seguito degli omicidi, del novembre 1930, di “Al Mineo” Manfredi e Steve Ferrigno, entrambi della famiglia Masseria, diversi membri di quella gang passano con i Maranzano. A quel punto Luciano e Genovese iniziano una trattativa con Maranzano.

Un accordo segreto che prevedeva la fine delle ostilità in cambio dell’uccisione di Salvatore Masseria. Che arriva il 15 aprile 1931, mentre il boss cenava in un ristorante a Coney Island. Maranzano diventa così il primo capo assoluto della mafia newyorkese, non per molto però. Infatti, come si legge anche negli archivi di Repubblica, pochi mesi dopo Luciano fece fuori anche lui, e stipulò la pace proprio con Joe Bananas, che a soli 26 anni divenne il boss dei castellammaresi. Che da quel momento lo chiamarono «Padre».

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