Con Grillo, molti nodi vengono al pettine. Non solo del Pd

Al Partito democratico manca “il” leader ma non mancano i “rookie” scalpitanti, arroganti, saputoni e inutili. Stavolta la scena se la prende Andrea Forgione, il coordinatore (vuol dire segretario, che è appellativo da … Terza internazionale) del Circolo Martin Luther King di Paternopoli, terre ieri del “feudatario” diccì Ciriaco De Mita e oggi del governatorissimo

Al Partito democratico manca “il” leader ma non mancano i “rookie” scalpitanti, arroganti, saputoni e inutili.

Stavolta la scena se la prende Andrea Forgione, il coordinatore (vuol dire segretario, che è appellativo da … Terza internazionale) del Circolo Martin Luther King di Paternopoli, terre ieri del “feudatario” diccì Ciriaco De Mita e oggi del governatorissimo impresentabile Antonio Bassolino.

Forgione chiama Grillo al telefono e gli dà la tessera del Pd, come fosse affar suo, come dare la tessera di un club della “ruzzola”.

Il Forgione pensiero si sintetizza così: “Il nostro gruppo dirigente ha paura che la gente possa raccontare le cose. E’ la paura di un potere consolidato, fatto da aristocratici, fatto da parassiti, molti di loro non hanno lavorato un giorno”.

Ben vi sta, D’Alema, Veltroni, Rutelli, Martini, Fassino, Franceschini. Male avete seminato e oggi questo raccogliete. La politica è gioco duro. Sandro Pertini, che aveva pelo sullo stomaco e non aveva peli sulla lingua, ammoniva: “A brigante, brigante e mezzo”. Cioè, in politica, non vale il motto evangelico di offrire l’altra guancia.

E’ ovvio che Grillo, spinto e sostenuto da Di Pietro, punta a sputtanare e a scompaginare il Pd. Che, come sempre, si arrampica sugli specchi e si da l’ennesima zappa sui piedi. Tant’è.

Ma questa vicenda grottesca, tutta italiana, mette a nudo il sistema politico della “seconda repubblica”. L’antipolitica di Berlusconi ha fatto proseliti ovunque e lo stesso Forgione punta il dito contro i capi del Pd che “non hanno lavorato un giorno”.

Scrive sul Riformista Roberto Gualtieri: “Esasperando e strumentalizzando la critica alla partitocrazia, al partitismo, al funzionariato di partito si mette in discussione l’autonomia e la specificità della politica, il suo essere una “professione/vocazione” (Beruf) e si legittima la superiorità della cosiddetta società civile, la critica della democrazia mediata (cioè del parlamentarismo) e il mito di quella “immediata”, la contrapposizione tra il leader e gli “apparati”, l’esaltazione acritica del “nuovo”.

Ne consegue la fine di virtù tipiche del professionismo politico quali la responsabilità nei confronti delle proprie azioni, il rigore, lo studio, la serietà,il senso della misura, il rapporto reale con la gente in carne e ossa, il rispetto per l’avversario politico. In una parola la fine della politica come missione.

La delegittimazione del professionismo politico creata ad arte da Berlusconi (che “ha sostituito” i funzionari dei vecchi partiti prima con i venditori di Publitalia poi con veline, escort, nani e ballerine a comando ecc.) ha messo in ginocchio la sinistra, incapace di una propria identità e di una propria risposta. Dopo aver smarrito storia, valori, uomini.

Ma è l’Italia ad essere in caduta libera. Grillo è solo un petardo. Ben altre bombe scoppieranno. E non solo nel Pd. E gli italiani stanno a guardare. Applaudono su comando.