Crisi Europa: Inghilterra isolata, l’RFU non ci sta

La riunione di Dublino di ieri ha visto partecipare tutte le federazioni più importanti, a esclusione di quella inglese.

Fino a ieri (all’apparenza, perché la realtà era già diversa da tempo) l’Europa era divisa tra celticoitaliani da un lato e anglofrancesi dall’altro. Entità statali (Federazioni) da un lato, società private (club) dall’altro. Con le entità statali anglofrancesi chiuse in un silenzio, che molti leggevano come assenso (ai club). Da ieri, invece, tutto è cambiato.

L’incontro di Dublino tra le quattro Federazioni celticoitaliane e quella francese, infatti, ha evidenziato come nel rugby dei cugini l’unione non fosse granitica. La FFR ha preso chiaramente posizione contro i team del Top 14, dopo che nelle ultime settimane aveva già spaccato il fronte privato mettendo sul tavolo 28 milioni di euro. Ma se la guerra con i club inglesi era scontato, meno lo è stata l’esclusione della RFU alla riunione di ieri.

Un’assenza che si è fatta sentire e che, in Inghilterra, non è stata presa bene. “Siamo estremamente sorpresi e delusi dalla nostra esclusione. Nella riunione del 24 ottobre (cui la RFU ha partecipato, ndr.) era uscita una posizione unitaria su struttura delle coppe, distribuzione degli utili e governance ribadita nella riunione di ieri e noi siamo sempre intenzionati a lavorare per una soluzione condivisa” ha dichiarato un comunicato della RFU. Che, però, ieri non c’era.

Perché? Difficile dirlo, non vi è nulla di ufficiale, ma il mancato invito alla federazione inglese ha una chiara chiave di lettura. Anzi due. Da un lato, evidenzia come l’anello debole del fronte anglofrancese fossero i club transalpini, spaccati all’interno della LNR, e dunque coinvolgere i francesi era d’obbligo, proprio per spingere i club del Top 14 sulle posizioni dell’Erc. Dall’altro, come detto prima, la FFR si è mossa attivamente per spaccare il fronte ribelle, mentre la Rfu è stata in questi mesi molto più passiva. Insomma, ha continuato ad annusare l’aria per capire quale fosse il carro dei vincitori su cui salire.

Insomma, l’Inghilterra oggi è un po’ più isolata di ieri, ma i giochi sono tutt’altro che chiusi. I colpi di scena non mancheranno ed è meglio non dare la Champions Cup per morta. Il futuro resta incerto. E i mesi passano.

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