Champions Cup: una “rivoluzione” sempre più di facciata

Tranne la parte sportiva, poco è cambiato con l’addio alla Heineken Cup e la nascita della Champions Cup.

Doveva essere una rivoluzione a 360°, ma alla fine a cambiare è solo l’aspetto sportivo e, in parte, quello economico. L’addio alla Heineken Cup e all’Erc sembra sempre meno un taglio netto con il passato e sempre più una verniciatura di facciata, che alla fine non cambia moltissimo.

Certo, da un punto di vista sportivo le novità sono parecchie. Il numero di squadre, sceso a 20, l’accesso più meritocratico, la nascita di un terzo torneo “di qualificazione” sono novità importantissime e decisive, ma sono alla fine quello che fin da subito si sarebbe potuto ottenere con un compromesso immediato. Senza trascinare le polemiche per un anno.

Poi c’è la questione economica, con una redistribuzione degli utili che premia maggiormente francesi e inglesi, ma – anche in questo caso – le aperture da parte delle Federazioni celtiche c’erano state fin da subito. Resta, dunque, la questione politico-organizzativa, cioè la volontà dei club del Top 14 e della Premiership di smantellare l’Erc, fare un netto ricambio “umano”, cancellando completamente il passato amministrativo e organizzativo.

“Non ci sarà più bisogno dell’Erc e la sua organizzazione non è più adatta” aveva dichiarato tempo fa Quentin Smith, presidente della Premier Rugby. Ebbene, come fa notare EspnScrum oggi, invece, nulla o quasi è cambiato. Il nuovo organo europeo, l’EPRC, si è spostato da Dublino a Neuchâtel, ma si è trascinato con sé tutti coloro che lavoravano in Irlanda. I tempi stretti e la difficoltà organizzativa hanno impedito l’assunzione di un nuovo staff amministrativo e, alla fine, a lavorare per la nuova Champions Cup sono le stesse persone che “non sono più adatte”.


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