Mondiali 2015: Kenya, un sogno che nasce dal rugby 7s

La nazionale africana potrebbe accedere per la prima volta alla Rugby World Cup. Un risultato figlio della programmazione.

Domani al Mahamasina Stadium di Antananarivo in Madagascar si disputa la seconda giornata del quadrangolare di qualificazione mondiale del girone africano, cui partecipano Madagascar, Zimbabwe, Kenya e Namibia. E, a sorpresa, in pole position per conquistare un posto alla Rugby World Cup non c’è la favorita Namibia, ma il Kenya, che nella prima giornata ha proprio battuto i ben più quotati namibiani.

Negli ultimi quattro Mondiali, infatti, è sempre stata la nazionale di scuola sudafricana a ottenere il posto africano, con lo Zimbabwe presente solo nelle prime due edizioni (1987 e 1991), mentre Madagascar e Kenya non hanno mai ottenuto il pass iridato (nel 1995 il posto africano l’ottenne la Costa d’Avorio, ndr.). Ma la prima giornata del torneo ha ribaltato i valori in campo, con Kenya e Zimbabwe vincenti e ora favoriti per un posto a “Inghilterra 2015” e uno negli spareggi mondiali.

Ma è soprattutto il Kenya a sognare, perché i ragazzi guidati dall’ex Viadana Jerome Paarwater hanno superato lo scoglio più duro, domani affrontano i padroni di casa – ma squadra sulla carta meno forte del lotto -, e domenica potrebbero giocarsi tutto in uno spareggio contro lo Zimbabwe. Il Kenya, con il successo sulla Namibia, è balzato al 31° posto mondiale e ora puntano alla top 30, oltre che alla manifestazione iridata.

Ma dove nasce il boom keniota? Nel rugby a XV il Kenya non è mai stata una potenza mondiale e, anche nel continente africano, arrivava ben dopo l’ovvio Sud Africa, la Namibia, lo Zimbabwe, ma anche Marocco, Tunisia e Costa d’Avorio. Nel 2009, per dire, il Kenya era 43° nel ranking mondiale, preceduto anche dall’Uganda. Ma nel 2009 il Kenya arrivava sul podio mondiale. Dove? Nel mondiale di rugby 7s. E nel 2013 il podio è stato sfiorato, con il quarto posto.

Ed è proprio dal rugby 7s che arrivano alcuni dei giocatori più forti e importanti che sabato hanno battuto la Namibia (con cui, in sei precedenti, avevano perso 5 volte). Lo sviluppo della versione ridotta della palla ovale ha permesso nell’ultimo decennio di far entrare il rugby nelle scuole più popolari del Paese, far uscire il rugby dai college elitari e a maggioranza bianca del Kenya (e portarlo fuori da Nairobi, dove fino ai primi anni 2000 era relegato) e, soprattutto, di far appassionare al rugby anche la popolazione di colore, sino ad allora in larga parte diffidente verso l’ovale.

Il Kenya è regolarmente uno dei top team nelle Irb Sevens World Series, partecipa con successo ai Mondiali 7s e, ora, potrebbe entrare anche nell’elite iridata nella versione a XV. Dei percorsi non paralleli, ma che si intrinsecano l’uno nell’altro. Se il Kenya ha battuto la Namibia, se il Kenya sogna la Rugby World Cup è perché il Kenya ha saputo far crescere il rugby 7s e ha programmato per oltre 10 anni un percorso per portare la palla ovale anche in quelle zone del Paese dove non c’era.


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