Italia e stranieri: 14 anni di oriundi ed equiparati in nazionale

Dall’ingresso nel Sei Nazioni a oggi sono 48 i giocatori non di formazione italiana ad aver vestito l’azzurro.

Italrugby e stranieri, una questione annosa e mai risolta, che crea ciclicamente polemiche e dubbi. Quando i ct azzurri convocano un nuovo giocatore non di formazione italiana, o quando uno di loro (leggi Mallett) propone di pescare nelle isole pacifiche orde di ragazzini da far crescere nel Belpaese per poi lanciarli con l’Italrugby.

Ebbene, oggi sulle pagine del Gazzettino Walter Pigatto – l’uomo dei numeri del rugby italiano – ha fatto i conti in tasca all’Italrugby, guardando quanti equiparati e oriundi hanno vestito la maglia azzurra dal 2000 a oggi, cioè da quando l’Italia è entrata nel Sei Nazioni. Una premessa è d’obbligo: tra gli oriundi (cioè giocatori con origine italiana, più o meno vicina temporalmente) e gli equiparati (stranieri tout court, diventati eleggibili per residenza in Italia) c’è una bella differenza, che molti però dimenticano mettendoli nello stesso minestrone.

Passiamo, però, ai numeri. Come scrive Pigatto, tra l’ingresso azzurro nel Sei Nazioni e la fine del 2007, cioè in otto stagioni, sono stati utilizzati 10 stranieri e 26 oriundi. Cioè 36 giocatori non di formazione italiana. Dal 2008 all’aprile 2014 (6 anni e mezzo), invece, gli stranieri sono stati 4 e gli oriundi 8, cioè 12 giocatori. Un trend interessante, che mostra come l’utilizzo di “stranieri” sia calato drasticamente.

Guardando ai coach che hanno guidato l’Italrugby, si vede come Johnstone, Kirwan e Berbizier abbiano fatto esordire ognuno 10 giocatori non di formazione italiana, Nick Mallett nove, mentre Jacques Brunel a oggi ne ha inseriti solo 3. Altro numero interessante: dei 48 giocatori equiparati od oriundi schierati fino a oggi, 10 (il 21% circa) hanno raggiunto al massimo 5 caps.


Seguici su Google+