Alex Schwazer, chiesti quattro anni di squalifica

L’ufficio di Procura Antidoping ha chiesto 4 anni di squalifica per Alex Schwazer.

L’ex marciatore azzurro, Alex Schwazer, potrebbe essere condannato a quattro anni di squalifica per doping. Il 28enne di Vipiteno era già stato sospeso dal Tribunale Nazionale Antidoping per essere risultato positivo all’Epo durante un controllo effettuato prima degli ultimi giochi olimpici che si sono svolti a Londra.

Questa è la comunicazione ufficiale del Coni:

L’Ufficio di Procura Antidoping ha disposto il seguente provvedimento:

– deferimento dell’atleta Alex Schwazer (tesserato FIDAL) al Tribunale Nazionale Antidoping del CONI per la responsabilità in ordine alle seguenti violazioni: art. 2.1. del Codice WADA in virtù della positività per presenza di Eritropoietina ricombinante al controllo disposto dalla WADA in data 30 luglio 2012 a Racines, art. 2.2. del Codice WADA in relazione alle anomalie riscontrate nei valori del Passaporto Biologico, art. 2.6. del Codice WADA per acquisto e possesso di sostanze dopanti (Eritropoietina e Testosterone) e l’art. 3.2. delle Norme Sportive Antidoping per essersi avvalso della consulenza / prestazione professionale di un soggetto inibito dall’ordinamento sportivo, con richiesta di squalifica per 4 anni.

Il soggetto inibito dall’ordinamento sportivo è il dottor Michele Ferrari, un nome già balzato agli onori della cronaca per diversi casi di doping.

Per Alex Schwazer, quindi, è stato chiesto il massimo della pena prevista per casi del genere. In qualunque modo terminerà questa vicenda, comunque il marciatore ha già annunciato il ritiro dall’attività agonistica. A riguardo, queste furono le dichiarazioni di Schwazer rilasciate al Tg1 circa un mese fa con le quali motivò anche il suo gesto:

Dopo Pechino sono stati tanti gli episodi che mi hanno fatto prendere quella decisione. Non è facile dover gareggiare contro atleti nei confronti dei quali c’è tanto sospetto. Nessuno dà uno sguardo al di là dell’Italia, dove l’antidoping non esiste. Vi posso dire che negli anni è diventata dura gareggiare contro questi avversari. Ci si sente presi in giro. Se uno qua da noi si dopa non è perché vuole avere un vantaggio, ma perché vuole finalmente gareggiare alla pari. Dentro di me non ero più sereno, vivevo tutto in maniera negativa. Ho sbagliato. Forse mi sarei dovuto fermare per un anno, occuparmi di altre cose e probabilmente sarei rientrato e avrei vinto come a Pechino. La tristezza e la rabbia mi hanno spinto a fare un terribile errore.

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