Italia – Australia: quel blackout dell’organizzazione

Ieri allo stadio Olimpico non c’era connessione internet e chi di professione fa informazione sul web non ha potuto lavorare. Siamo nel 2013. Era un match internazionale. E’ ridicolo.

Ieri in tilt non è andata solo l’Italrugby a Torino. Anche chi all’Olimpico era per lavorare, cioè per raccontare agli appassionati cosa stava succedendo e cosa era successo nella sfida tra Parisse e compagni e l’Australia, è rimasto vittima di un blackout organizzativo imbarazzante a questi livelli.

Allo Stadio Olimpico di Torino, infatti, non c’è connessione internet. Non c’è un sistema wifi, le chiavette non riescono a connettersi e, soprattutto per un paio di operatori telefonici, anche telefonate e sms sono vietati. Certo, c’è un sistema wifi comunale teoricamente a disposizione, ma peccato che fosse stato programmato per venir usato solo da metà ripresa in poi e che, per iscriversi, si doveva telefonare col cellulare. Già, quello che non prendeva.

E così, se per la carta stampata il problema era minimo, per chi lavora sul web è stato blackout totale. Dirette testuali? Impossibili. Pubblicare risultato e cronaca al fischio finale? Impossibile. Il sottoscritto non ha visto la meta di Tommaso Allan, perché a 5 minuti dal termine è dovuto correre fuori dallo stadio, vagare per Torino finché la sua chiavetta desse segnali di vita.

Siamo nel 2013, ma purtroppo per molti nel giornalismo esiste solo la carta stampata. Il web è serie B, se non peggio. Già, però a dare quotidianamente notizie sulla palla ovale, in Italia, non sono certo i grandi quotidiani nazionali, ma i blog, i portali e i siti d’informazione. Quelli che, ieri, non potevano fare il loro lavoro.

Chi organizza i test match sicuramente si premura di far sì che entro il giorno della partita le linee del campo siano fatte, i pali montati, affinché i professionisti in campo possano fare il loro lavoro. E’ tanto chiedere che anche i professionisti in tribuna stampa siano in grado di fare il loro? Anche perché, piaccia o no, è la stampa (anche quella web!) a dare visibilità a quella nazionale che fa 80mila spettatori all’Olimpico.

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