Affari italiani: Accademie, a cosa (o chi) servono veramente?

Un’uscita di Luciano Benetton riaccende una polemica già calda nei giorni scorsi. Le Accademie servono al movimento, o è solo politica?

Sono state il fiore all’occhiello della campagna elettorale di Alfredo Gavazzi due anni fa e continuano a essere il suo mantra: “Più Accademie per tutti”. Ma negli ultimi giorni (ma le polemiche e i dubbi ci sono da anni, ndr.) sui centri di formazione voluti dal presidente federale si è scatenata una forte polemica.

“Ci sono questi presidenti di federazione che considerano tutto una conquista. Hanno un budget a disposizione e cominciano la campagna elettorale due anni prima. Mi hanno spiegato che ci sono trenta accademie: io pensavo che in Italia ne bastassero tre: una al nord, una al centro e una al sud. Ma cosa volete, sono trenta voti in più”.

Queste le parole apparse stamani sul Gazzettino di Luciano Benetton, uno che parla poco, ma quando lo fa non fa giri di parole. Le Accademie sono troppe secondo il patron dei biancoverdi e Benetton dice quello che molti pensano: più centri di formazione si spargono per il Paese più finanziamenti si danno a determinati club, più voti ci si garantisce per le prossime elezioni.

Un concetto che un paio di giorni fa aveva già espresso, sullo stesso giornale, l’opinionista Antonio Liviero.

“Moltiplicando i centri di formazione (finanziati dalla Fir) e dividendo i veneti sulla costituzione dei Dogi e sulla franchigia da iscrivere al Prol2, il presidente Alfredo Gavazzi ha allargato il consenso e indebolito i possibili rivali”.

Ma i dubbi sulle Accademie federali non restano nei confini italiani. Su Onrugby.it, infatti, si è raccontato ieri come a Dublino la Federazione neozelandese abbia alzato più di un sopracciglio quando la Fir ha chiesto ulteriori finanziamenti proprio per i centri di formazione. “La reazione da parte della delegazione della NZRU (non solo) è stata però piuttosto fredda con i suoi rappresentanti che sono rimasti parecchio stupiti dal numero di queste “scuole di rugby”” si legge sul sito.

Insomma, le Accademie servono veramente? Sono loro il volano per la crescita del movimento, o sono solo uno specchietto per le allodole e una carta politica in vista delle elezioni federali? Quel che è certo è che sono una soluzione costosa e che – a oggi – non ha guardato al merito dei club nella formazione dei vivai, ma è stata distribuita a macchia di leopardo. E guardando all’estero – cosa che non fa schifo, se all’estero sanno lavorare – si nota come sì, le Accademie esistono anche lì, ma sono date in gestione dalle Federazioni ai club. E ai club professionistici, quelli più importanti, quelli più strutturati.

Invece di avere decine di centri di formazioni sparsi un po’ a casaccio (diciamo così…) per il Paese, non sarebbe meglio strutturare i club celtici e quelli d’Eccellenza affinché gestiscano loro – cioè i club d’elite italiani – le Accademie con un sostegno economico federale? Con una trasparenza e una meritocrazia tali da far sì che nessuno possa pensare che i centri di formazione siano una “tassa elettorale”. A oggi questa trasparenza e questa meritocrazia non ci sono e, così, le parole di Benetton sono più che credibili.

RUGBY 1823 è anche su @Facebook @Twitter @Google+ e Pinterest

I Video di Blogo