All Blacks: Ben Smith e la capacità di scommettere sul futuro

Il trequarti neozelandese aveva avuto un difficile esordio nel 2009 (a San Siro), ma la Federazione non lo ha bruciato e, oggi, ha un campione cui Steve Hansen non può rinunciare.

Certo, hanno dalla loro la tradizione. Certo, hanno una fisicità figlia della loro posizione geografica e della loro possibilità di pescare tra le isole pacifiche. Certo, hanno una scuola ovale che insegna gli skills fin da bambini. Insomma, essere All Blacks ed essere vincenti è facile. Ma dalla loro hanno anche la capacità di vincere le scommesse giuste. Come quella di Ben Smith.

27 anni, trequarti, Ben Smith ha esordito nella Nuova Zelanda nell’autunno 2009, a San Siro contro l’Italia. Una prestazione opaca e poco convincente anche quella della settimana dopo in Inghilterra. A quel punto il ventitreenne neozelandese aveva valutato l’ipotesi di dire addio agli All Blacks e puntare a un ricco contratto in Europa. E in Nuova Zelanda di alternative ce ne erano.

Ma la NZRU, la Federazione neozelandese, ha voluto scommettere su di lui, nonostante il non ottimo esordio. E ha proposto a Smith un contratto biennale abbastanza ricco da trattenere il ragazzo in Patria. Il risultato? Due anni praticamente fuori dal giro, solo tre test match a giugno 2011 con l’Irlanda, ma la possibilità di maturare e migliorare con Otago e gli Highlanders.

Nella stagione 2012/13, invece, inizia a essere una presenza costante, seppur non protagonista, negli All Blacks, con 10 presenze (solo 4 da titolare) e tre mete. E quest’anno, infine, l’esplosione. Titolare inamovibile nella Rugby Championship (6 volte titolare su 6 e 473 minuti in campo su 480), così come nei due test match contro Australia e Giappone prima di questo novembre. Il tutto con nove mete, molte delle quali decisive.

“Non era ancora lontanamente il giocatore che è oggi, ma il potenziale era lì e la Federazione si è fidato di ciò. E credo che la scommessa sia stata vinta” ha dichiarato Steve Hansen, che domani schiererà Ben Smith a centro contro la Francia. Una scommessa vinta, e la capacità di guardare al futuro, senza bruciare un talento.

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