Rugby & Cinema: “Il Terzo Tempo”, tutto già visto, ma raccontato con poesia (RECENSIONE)

Uscirà al cinema il prossimo 21 novembre il film di Enrico Maria Artale che racconta la seconda chance offerta dal rugby a un ragazzo difficile.

Uscirà nelle sale cinematografiche il prossimo 21 novembre, ma ieri a Milano è stato presentato in anteprima “Il Terzo Tempo”, il primo lungometraggio firmato da Enrico Maria Artale e con protagonisti Lorenzo Richelmy, Stefania Rocca, Stefano Cassetti e Margherita Laterza. Rugby 1823 c’era e dopo 96 minuti è uscito soddisfatto.

La storia, di cui abbiamo già parlato in passato, racconta di Samuel (Lorenzo Richelmy), “ragazzo difficile” che esce – per l’ennesima volta – dal carcere minorile e viene messo in mano a Vincenzo, assistente sociale con seri problemi personali. Insomma, un uomo fallito, alcolizzato, vedovo e con una figlia adolescente, disinteressato al proprio lavoro e che deve fare da guardia a un ragazzo ribelle, che non vede un futuro e che preferisce la violenza al dialogo.

Un rapporto difficile, impossibile, con Vincenzo (Stefano Cassetti) che trova a Samuel un lavoro come bracciante in un’azienda agricola, guidata da Teresa (Stefania Rocca). Un lavoro che il ragazzo odia, così come non capisce la passione di tutti intorno a lui per il rugby. Teresa è il presidente del Frascati Rugby, Vincenzo è l’allenatore. Un allenatore che, però, passa più tempo davanti alla bottiglia che in campo, con una squadra senza speranze e che rischia la retrocessione.

E Vincenzo, dopo l’ennesimo problema creato da Samuel decide di farne un giocatore di rugby. Ma il ragazzo non viene accettato in squadra, non capisce le regole (né la filosofia del “gioco di squadra” che sta dietro al rugby), mentre il suo interesse cresce per Flavia (Margherita Laterza), la figlia adolescente di Vincenzo. Il resto del film lo lascio scoprire a voi, anche se va detto che la storia non è certo nuova.

Gli stereotipi più classici Enrico Maria Artale li inserisce tutti nel film. Dal giovane disadattato di borgata, cui la società non ha mai dato una chance, ribelle e arrabbiato all’uomo disilluso, distrutto dalla morte della moglie, che affoga nell’alcol i suoi fallimenti, continuando a fallire. Per non parlare dello sport (e in particolare il rugby) come viatico di redenzione (vedi “Forever Strong”, ndr.). E che dire del giovane, cresciuto senza genitori, che trova proprio nell’allenatore/assistente sociale con cui non va d’accordo quel padre che non ha mai avuto. Senza dimenticare, altro must cinematografico, la storia d’amore tra il giovane e la figlia del suo antagonista. Ovviamente contrastata da quest’ultimo; così come il tradimento di Samuel, che molla tutto e tutti, ma che in stazione, invece di prendere il treno che lo porterà lontano cambia idea, torna e si trasforma da reietto in eroe.

Eppure, seppur giocando sul filo del “già visto”, Enrico Maria Artale riesce a raccontare la storia de “Il Terzo Tempo” con molta poesia e buona tecnica cinematografica. Aiutato in questo dagli attori, da Lorenzo Richelmy fino a Stefano Cassetti, senza dimenticare Stefania Rocca e Margherita Laterza. Alla fine dei 96 minuti del film si esce soddisfatti, dopo aver visto una storia realistica, credibile, con i personaggi che si fanno amare fin da subito.

Nota finale, importante, riguardo alle scene di rugby che fa da contorno all’intero film. La partecipazione dei ragazzi del Frascati dà credibilità al rugby giocato, meglio di molti altri film del genere, senza gravissimi errori da segnalare. Unici appunti, ma marginali, sono i placcaggi mancati (ma se è difficile placcare, ancor più è difficile sbagliare volutamente un placcaggio) e l’ultimo passaggio, quello decisivo. Un offload corto, con l’ovale che nel mondo reale non avrebbe percorso più di un paio di metri, per motivi emozionali finisce per effettuare una parabola alta e lunga impossibile. Ma, come detto, sono appunti marginali in un film che, alla fine, disegna bene il mondo della palla ovale, senza cadere né troppo né troppo spesso nel banale politicamente corretto della filosofia rugbistica.

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