Affari italiani: Crociati falliti nel marasma del falso professionismo

La società emiliana, che non si era iscritta all’ultimo campionato d’Eccellenza, è fallita per un debito di 45mila euro nei confronti di un giocatore.

Si è messa definitivamente la parola fine sull’avventura dei Crociati Rugby, il club di Parma che un anno fa aveva rinunciato a iscriversi al campionato d’Eccellenza viste le pendenze economiche e che ora è stato condannato al fallimento dal tribunale.

Una storia che affonda le radici nel passato, in una gestione “allegra” che per anni è stata ignorata da chi di dovere, con il presidente Luigi Villani che aveva dato le dimissioni dopo il suo arresto per un giro di tangenti (legata alla sua attività politica, non rugbistica, ndr.). Il tentativo di salvataggio portato avanti da Massimo Giovanelli era fallito e la società era stata rilevata l’estate scorsa da tale Leonardo Porcella, che ne aveva cambiato nome in “Sport e Relax srl” e aveva trasferito la sede legale a Taranto (toh, tra Puglia e Calabria si affollano le società rugbistiche del nord fallite…).

Un giro che, però, come ho detto non è servito a salvare la società dal fallimento. Come scrive stamani la Gazzetta di Parma, infatti, il tribunale di Parma ha accolto:

“il ricorso dell’ex capitano della squadra, l’argentino Sebastian Damiani. Il giocatore vanta infatti oltre 45.000 euro di crediti, tra lavoro e Inps: 16.506 euro per stipendi non pagati e 28.825 euro di mancata regolarizzazione previdenziale. […] ha inoltre condannato la società convenuta alla regolarizzazione previdenziale del signor Damiani in conformità del conteggio allegato da Inps”.

Insomma, un dipendente che non ha ricevuto quanto patuito e che non ha visto i suoi contributi lavorativi versati. Una storia che ricorda un’altra sentenza – pochi chilometri più in là – e che ha coinvolto gli Aironi. Anche in quel caso il tribunale ha condannato la società a causa del mancato rispetto degli accordi contrattutali tra datore di lavoro e dipendente. E, come allora, ripetiamo la domanda fatta: ma in Italia il rugby non è dilettantistico?

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