Affari italiani: test match, diritti tv e quel silenzio imbarazzato

A 10 giorni dalla sfida con l’Australia Alfredo Gavazzi non è ancora riuscito a trovare un accordo per la trasmissione in tv delle partite dell’Italrugby. E’ in vista una debacle totale?

Novità sui diritti tv dei test match dell’Italia a novembre? No, neanche oggi. Già, un altro giorno è passato e nulla si muove sul fronte della trasmissione delle sfide tra l’Italrugby e l’Australia, le Fiji e l’Argentina. Un silenzio che imbarazza, come gli eventi degli ultimi giorni dimostrano.

Ieri, infatti, era prevista a Roma la presentazione dei test match, con tutta la dirigenza Fir, gli azzurri e lo staff tecnico presenti al completo. Ma la presentazione è saltata 24 ore prima, senza una vera motivazione ufficiale. Facile intuire che tra i motivi – o il motivo – ci sia proprio la questione televisioni. Le domande della stampa sarebbero arrivate e probabilmente non si voleva dover rispondere che, a oggi, non c’è nulla.

A conferma di ciò le cronache di chi ieri era al raduno azzurro. Dove è apparso Alfredo Gavazzi, il numero 1 della Fir. Di norma loquace, ieri il presidente si è chiuso dietro a un ostinato silenzio, una toccata e fuga senza sorrisi, evitando la stampa. Evitando, dunque, le imbarazzanti domande sui diritti tv dei Test match.

Che, a 10 giorni dal fischio d’inizio, sono invenduti. Out Sky, da parte di Mediaset, Rai, La 7 e Dmax non appare esserci interesse. E l’orologio ticchetta pericolosamente. I match andranno comunque prodotti (con una qualità accettabile dalle emittenti estere, quindi con un costo stimabile attorno ai 100mila euro da parte della Fir), ma rischiamo di non vederli. Un’ipotesi che, come già detto nei giorni scorsi, creerebbe non pochi problemi con gli sponsor della nazionale, oltre ad avere un contraccolpo pesante sulla visibilità mediatica e, di conseguenza, sarebbe una pessima figura a livello nazionale e non solo.

A oggi le alternative per Alfredo Gavazzi sono ridotte all’osso. La prima è continuare a contrattare, insistendo a voler dividere i costi di produzione con chi trasmetterà le partite. Con il rischio, concreto, di non trovare interlocutori. La seconda, invece, è quella di regalare totalmente le partite, sia i diritti sia accollandosi totalmente la produzione. Con la possibilità di strappare, in extremis, un accordo. In questo caso per Alfredo Gavazzi sarebbe una sconfitta – se paragonata alla capacità (questa innegabile) diplomatica del suo predecessore e agli accordi strappati in passato -, nel primo caso, invece, sarebbe un disastro totale, una disfatta personale, che però diventa una disfatta per l’intero rugby italiano.

E, intanto, l’orologio ticchetta. 

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