G8, Berlusconi risorto! Ma al Cav non serve fare nè il “papi”, nè il “papa”

A caldo, si può tentare di tracciare una prima conclusione del G8. Non rispetto ai risultati generali ma, più semplicemente, riguardo alle conseguenze del summit sul premier Berlusconi, che già torna ai superlativi: “Un vertice riuscito benissimo”. Non c’è dubbio che il capo del governo italiano incassa un buon risultato politico, ottimo sul piano dell’immagine

A caldo, si può tentare di tracciare una prima conclusione del G8.

Non rispetto ai risultati generali ma, più semplicemente, riguardo alle conseguenze del summit sul premier Berlusconi, che già torna ai superlativi: “Un vertice riuscito benissimo”.

Non c’è dubbio che il capo del governo italiano incassa un buon risultato politico, ottimo sul piano dell’immagine internazionale. Tanto che si scrive e si dice che “Berlusconi è risorto”.

Se è così, allora era vero che Berlusconi era in forte difficoltà sul terreno personale e su quello politico. Quindi mentivano quelli che, Cavaliere in testa, per settimane hanno affermato il contrario.

Ma adesso viene il “bello”. Il rischio, anche per l’Italia, è che “passata la festa, gabbato lo santo”.

Come Berlusconi farà fruttare questa sua recuperata “credibilità”? Si gonfierà il petto riprendendo più baldanzoso di prima la vecchia strada del “faso tuto mi” o rifletterà sull’esigenza di una salutare sterzata?

Perché ora si tratta di “capitalizzare” questo risultato importante per l’Italia tutta, non solo per il premier, il governo, la maggioranza, cui però vanno riconosciuti i dovuti meriti.

Davanti a tutti e a tutto ci sono gli interessi del Paese.

Berlusconi, uomo e politico di indiscusse qualità e di indiscussi limiti, ha il dovere di distinguere la propria vicenda personale con le vicende di una nazione. Essere protagonisti non vuol dire esercitarsi nell’assolo.

Serve la dialettica democratica, nel rispetto reciproco. Pur nella differenza dei ruoli, ci vuole il coinvolgimento, non l’esclusione. Non c’è nessun complotto da sventare. Non ci sono nemici da stanare, bocche da chiudere.

C’è una nazione, in crisi non solo economica, da dirigere e da rilanciare. Ci sono gli italiani da unire, non da dividere.

Non serve né fare il “papi” né fare il “papa”. E non basta aver la maggioranza in parlamento per essere i depositari della verità.