Renato Mannheimer indagato a Milano

Secondo le indagini il meccanismo della presunta truffa sarebbe servito ad abbattere i ricavi dell’Ispo per pagare meno tasse. Mannheimer: “mai fatto un reato in vita mia”

di remar

Il sondaggista più noto d’Italia Renato Mannheimer nel mirino della magistratura. Il presidente dell’Ispo è infatti indagato a Milano con altre persone in un’inchiesta che ipotizza il reato di dichiarazione fraudolenta mediante l’uso di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti. Ieri la sede della società di sondaggi è stata perquisita dalla Fiamme Gialle. Secondo il pm che coordina l’inchiesta Mannheimer e altre persone, tra cui i titolari di società del settore, avrebbero messo in piedi un presunto giro di fatture irregolari per truffare il Fisco. Gli uomini del nucleo valutario della GdF hanno perquisito anche le sedi di alcune società estere e di uno studio commerciale milanese acquisendo tutta la documentazione fiscale degli ultimi 4-5 anni.

Con Mannheimer risultano iscritte nel registro degli indagati altre quattro persone, tra cui un tunisino, per l’accusa di associazione a delinquere finalizzata a una presunta evasione da 7 milioni di euro, tra imposte dirette e Iva. Il sondaggista e docente universitario dopo aver appreso dell’inchiesta ieri a caldo ha commentato:

Non ho nulla da dire. Ho fiducia nell’operato della guardia di finanza e della magistratura. Non ho mai compiuto un reato in vita mia.

Secondo le indagini il meccanismo della sospetta truffa sarebbe servito ad abbattere i ricavi dell’Ispo per pagare meno tasse. Praticamente secondo le indagini l’Ispo di Mannheimer si sarebbe servito, attraverso l’intermediazione di professionisti italiani, di tre società di sondaggi di Tunisi facendo emettere loro fatture su tutta una serie di sondaggi effettuati sì, ma dall’istituto di Mannheimer. Le società tunisine dopo aver trattenuto una percentuale per il servizio reso avrebbero girato il resto dell’incasso sui conti di altre società con sede in Svizzera e in Lussemburgo. Società che sarebbero riconducibili, sostiene l’accusa, allo stesso Mannheimer che dalla presunta frode avrebbe tratto come si legge nel decreto di perquisizione: “rilevanti e indebiti risparmi fiscali”.

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