Crisi Europa: la Scozia non fa la “giapponese” e apre alle meritocrazia

La Federazione celtica, al contrario di Alfredo Gavazzi e della Fir, si scosta da posizioni oltranziste e apre a un compromesso per non uccidere il rugby europeo.

Realpolitik, oppure semplicemente buon senso. Inutile giocare a essere Teruo Nakamura, cioè il soldato giapponese “arresosi” solo nel 1974, cioè 30 anni dopo la fine della guerra. La Scozia lo sa bene e durante la presentazione della Heineken Cup ha offerto aperture importanti per una soluzione alla crisi europea.

“Se l’ERC fosse stato un fallimento, allora dovresti pensare di andare oltre. Ma se guardi ai successi avuti, perché dovresti cancellare un torneo amato dai tifosi, dai giocatori e che ha un valore economico crescente ogni anno? Certo, forse va cambiato in maniera più equa e giusta, ma sono sicuro che l’Heineken Cup merita di vivere – sono le parole di Mark Dodson, Ceo della Federazione scozzese, che poi apre agli anglo-francesi, con posizioni ben diverse da quelle di Gavazzi –. Non ho paura di non riuscire a qualificarci in una competizione basata sul merito. Noi preferiremmo avere un posto garantito (non i due della “giapponese” Fir, ndr.), ma quel che conta è che se andiamo a giocare in Europa dobbiamo essere seri e lavorare per avere team competitivi”.

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