Champions Cup: ecco come sarà il nuovo torneo continentale di rugby

Ieri è stato siglato l’accordo per la nuova coppa europea di rugby. Ma come sarà la European Rugby Champions Cup nei dettagli?

Dopo mesi di discussioni, momenti in cui sembrava che il rugby europeo fosse sul punto di implodere, ieri si è messo nero su bianco l’addio alla Heineken Cup e la nascita della European Rugby Champions Cup. Una rivoluzione copernicana o no? Un po’ tutte e due, a dire il vero, anche se – alla fine – era ovvio che l’obbligo di giungere a un compromesso (qualcuno davvero credeva nel suicidio del rugby continentale?) portasse a un risultato che non rivoluziona ciò che già conoscevamo in passato.

La prima novità sta nei numeri. Da 24 squadre si scende a 20, rendendo la Champions Cup un po’ più “elitaria”. A farne le spese soprattutto Scozia e Italia, che perdono la garanzia di avere entrambi i loro club celtici qualificati. Uno ci sarà, ma l’altro sarà un miracolo (almeno per ora) vederlo e dovrà accontentarsi della Challenge.

Come si legge nel comunicato ufficiale pubblicato ieri dalla Fir, infatti, la qualificazione alla European Rugby Champions Cup comprenderà le prime 6 del Top 14, le prime 6 della Premiership e le prime 7 della Pro 12, con almeno una squadra di ogni Nazione partecipante a quest’ultimo campionato. Il ventesimo posto sarà assegnato tramite degli spareggi. Per la prima stagione vi parteciperanno le settime classificate del Top 14 e della Premiership, anche se ancora va deciso se con match secco o andata e ritorno.

Dalla stagione 2015/2016, invece, parteciperanno agli spareggi sempre le settime classificate di Top 14 e Premiership, più le 8° e 9° classificate della Pro 12 (o le due meglio classificate che non siano già qualificate automaticamente). Dal 2015, se la vincente della European Rugby Challenge Cup dell’anno precedente non si è già qualificata attraverso il piazzamento finale in campionato, parteciperà agli spareggi prendendo uno dei posti assegnati alla propria Lega. Le semifinali di questi playoff vedranno le due celtiche sfidare una delle altre due squadre, le vincenti si sfideranno per il posto in Champions Cup.

Per il resto, rispetto a oggi, cambia poco dal punto di vista sportivo. Salta un girone, con cinque pool da 4 squadre, match d’andata e ritorno, qualificate ai quarti le prime di ogni girone più le tre (non più due, ndr.) migliori seconde. Quarti a gara secca, semifinali e finale.

Approfondisci: ecco l’annuncio ufficiale della nascita della Champions Cup

La seconda novità, sicuramente più importante nello scacchiere politico del rugby europeo, è l’addio dell’Erc e la nascita dell’European Professional Club Rugby (EPCR). Non si tratta solo di un cambio di sigle, ma un cambio ben più profondo, con i club che prendono più potere rispetto al passato. L’EPCR sarà gestito da un Board of Directors in cui saranno rappresentate tutte le parti in causa (Federazioni e le tre Leghe, ndr.) e un Comitato Esecutivo responsabile degli aspetti commerciali e per assistenza alla preparazione delle riunioni del Board. Il Board di EPCR avrà un Chairman Indipendente. Il Comitato Esecutivo dell’EPCR comprenderà il Chairman Indipendente, un Direttore Generale e tre rappresentanti aventi diritto al voto, uno per ogni lega – Top 14, Premiership e Pro 12. Il Direttore Generale gestirà le operazioni quotidiane dell’EPCR.

Ultimo punto fondamentale, e uno dei cardini dei dissidi dell’ultimo anno, la distribuzione dei fondi, che sarà paritetica. Un terzo alle squadre del Top 14, un terzo a quelle di Premiership e un terzo a quelle della Pro 12, con una distribuzione minima garantita per i club di Pro 12, almeno per i primi cinque anni.

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