Bombardamento israeliano in Siria: Damasco e Iran promettono vendetta

Ali Khamenei: “Un attacco alla Siria è un attacco all’Iran”. Solidarietà anche dagli Hezbollah alla Siria.

Israele non la passerà liscia”. Damasco e Teheran promettono vendetta dopo il bombardamento aereo di Tel Aviv in territorio siriano (obiettivo un convoglio pieno di missili anti-aerei siriani ed Hezbollah in viaggio verso il Libano). Israele sta cercando in tutti i modi di evitare che l’arsenale di armi siriano finisca in mani Hezbollah. Hassan Nasrallah, leader del movimento, ha affidato l’operazione a Mustafa Bader al-Din, consigliere per la sicurezza. E dall’inizio di gennaio si stanno spostando gli armamenti dalla Siria in Libano.

Non solo. In Libano stanno arrivando anche ufficiali alawiti, a cui al-Din ha offerto ospitalità in lussuosi alloggi di Beirut e stipendi equivalenti al grado militare attuale. Il tutto per migliorare le capacità militari di Hezbollah, una cosa che potrebbe spostare gli equilibri di forza in Medio Oriente. Gli ufficiali avranno il compito, tra l’altro, di addestrare i soldati Hezbollah all’uso di armi convenzionali e non convenzionali (come il gas).

Ma come mai questa operazione? Semplice, ormai tutti danno per finito il tempo del regime di Assad in Siria. E Israele teme attentati dal fronte libanese con le nuove armi, praticamente tutte di provenienza russa e acquistate nel 2007 da Assad stesso. L’ambasciatore siriano a Beirut, Ali Abdul-Karim Ali, ha fatto sapere che potrebbero esserci “risposte sorprendenti all’aggressione contro la nostra terra”. Hezbollah ha espresso “solidarietà ai fratelli siriani”. L’Iran, infine, attraverso il leader supremo Ali Khamenei, ha fatto sapere che “un attacco alla Siria è un attacco contro di noi”.

Isreale, insomma, rischia di essere accerchiata. Pure dalla diplomazia. La Russia di Vladimir Putin ha infatti condannato il bombardamento: “E’ stato un attacco non provocato contro uno Stato sovrano”. Washington, per ora, non si è espresso. Gli Stati Uniti erano stati naturalmente e preventivamente avvertiti da Israele del blitz in programma.

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