Olimpiadi 2016: rugby seven, c’è il problema equiparati

Tra due anni la palla ovale tornerà, dopo quasi un secolo, alle Olimpiadi. Ma Cio e Irb hanno regole diverse e rischia di nascere un caso “stranieri”.

Rio, abbiamo un problema. Si avvicinano sempre più le Olimpiadi di Rio 2016, quelle dell’esordio del rugby 7s a cinque cerchi. Ma da Hong Kong rimbalza una domanda cui serve presto una risposta, perché la prossima stagione inizieranno i tornei di qualificazione olimpica, ma le regole non sono certe.

olimpiadi_eleggibiliIl problema lo ha sollevato il South China Morning Post, il giornale in lingua inglese di Hong Kong, con un lungo articolo a firma di Alvin Sallay. Ed è un problema importante. Le regole per partecipare alle Olimpiadi, come sappiamo, le stabilisce il Cio, cioè il Comitato internazionale olimpico. E le regole a cinque cerchi sono molto diverse da quelle dell’Irb, l’International Rugby Board, cioè chi gestisce i tornei internazionali della palla ovale. E il problema sono gli stranieri.

Chi è eleggibile per giocare alle Olimpiadi? Secondo l’Irb sono eleggibili i giocatori nati in una determinata nazione, gli oriundi che hanno legami di sangue (genitori o nonni, ndr.) con una determinata nazione o chi, senza aver mai vestito la maglia di un’altra nazionale, vive e gioca in una nazione per almeno tre anni, seppur straniero. I cosiddetti equiparati. Secondo il Cio, invece, per poter partecipare alle Olimpiadi con una nazionale, l’atleta deve averne il passaporto. Punto.

Un problema enorme soprattutto nel rugby 7s, dove molte nazionali – sia tra le maggiori sia tra le emergenti – hanno le fila piene di equiparati. Prendiamo due esempi che, a Hong Kong, abbiamo conosciuto bene: proprio i padroni di casa e il Giappone, che ha battuto l’Italia e si è qualificato per le prossime World Series (che, ricordiamolo, varranno come torneo di qualificazione olimpica, ndr.).

Hong Kong ha schierato Nick Hewson, Ben Rimene, Lee Jones, Raef Morrison e Max Woodward, tutti giocatori senza passaporto di Hong Kong. 5 su 12. Quasi metà squadra, insomma, non potrebbe andare a Rio 2016. E il Giappone che ha battuto nettamente l’Italia? Togliete dalla rosa giocatori come Lote Tuqiri (cugino omonimo del più famoso campione wallabie, ndr.), Lomano Lomeki, Pohiva Lotoahea, Jamie Henry e Josefa Lilidamu e cosa resta? Ben poco. E parliamo di due nazioni che hanno buone chance di conquistare un posto alle Olimpiadi.

Insomma, che regole varranno per Rio 2016? Quelle del Cio – come la logica imporrebbe – o quelle Irb – ben più elastiche? Un dubbio che va risolto al più presto, ben prima dell’inizio delle Olimpiadi. Perché sarebbe folle gestire le qualificazioni olimpiche con una regola e il torneo con un’altra, perché sarebbe folle che, per esempio, una nazionale zeppa di figiani o tongani conquistasse il diritto di andare a Rio, dove però si presenterebbe con una squadra più che mediocre, perché priva dei suoi veri campioni.

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