Khang Khek Ieu – Douch

La Stampa pubblica una rara intervista con il boia di Pol Pot, detto il “macellaio zoppo” e oggi incarcerato in attesa di processo, dopo un periodo di anonimato in seguito alla fuga in USA e alla conversione al cristianesimo. Il suo profilo su Wikipedia è qui in italiano e qui in inglese, su Time Asia

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La Stampa pubblica una rara intervista con il boia di Pol Pot, detto il “macellaio zoppo” e oggi incarcerato in attesa di processo, dopo un periodo di anonimato in seguito alla fuga in USA e alla conversione al cristianesimo. Il suo profilo su Wikipedia è qui in italiano e qui in inglese, su Time Asia nel 1999 era uscita un’intervista con il pastore che lo ha convertito (un cambogiano con nome francesizzato in Christopher LaPel).

Oggi non c’è un khmer rosso, anche tra i capi di quel regime, come Khieu Samphan o Jeng Sary, che ammetta di avere avuto colpe, responsabilità. Eravate tutti codardi allora, o siete tutti bugiardi oggi?
Dalla bocca di Douch non esce alcuna parola. Dal fondo della sala qualcuno insistentemente dice che il tempo a disposizione è scaduto, che è arrivata l’ora del pranzo per il prigioniero. Il pretesto più banale, più burocratico, per interrompere il racconto del carnefice. Douch, il seguace di Pol Pot, e oggi seguace di Cristo, congiunge le mani, si inchina, e si allontana. La scodella di riso è pronta. L’ora della giustizia per il genocidio della Cambogia invece aspetta da trenta anni.

Come spiega Lettera 22, Khang Khek Ieu è praticamente l’ultimo, per un motivo o per l’altro, che siederà sul banco degli imputati del delicatissimo processo per un genocidio di cui in Cambogia non si può ancora parlare.

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