Pd: altro che le “manfrine” di Debora! Ecco la rivoluzione di D’Alema

Se il vecchio adagio “Tanti nemici, tanto onore” vale ancora, Massimo D’Alema può dormire fra due guanciali. L’intervento fatto ieri dall’ex premier riceve una pioggia di critiche e insulti dalla destra e dai berluscones più fidati e un assordante silenzio nel Pd. Non c’è dubbio che D’Alema ha gettato un macigno rovente nelle acque stagnanti

Se il vecchio adagio “Tanti nemici, tanto onore” vale ancora, Massimo D’Alema può dormire fra due guanciali.

L’intervento fatto ieri dall’ex premier riceve una pioggia di critiche e insulti dalla destra e dai berluscones più fidati e un assordante silenzio nel Pd.

Non c’è dubbio che D’Alema ha gettato un macigno rovente nelle acque stagnanti del Partito democratico. E’, quella di Baffino, una linea totalmente alternativa a quanto fatto fin’ora dal pidì di Veltroni e Franceschini, andando anche ben oltre le premesse poste dal candidato-amico alla segreteria Bersani.

Di fatto D’Alema analizza spietatamente gli ultimi 15 anni della cosiddetta seconda repubblica e indica nel “leaderismo plebiscitario e nell’antipolitica” il fallimento della sinistra e del Pd e il successo di Berlusconi.

“Il Pd è nato con uno spirito di antipolitica, una sorta di berlusconismo debole articolato su capo, media e massa. Aver affrontato l’antipolitica della destra sul suo stesso terreno ha portato alla rapida successione di rovinose sconfitte”.

Quindi l’attacco contro il bipartitismo (e contro Veltroni): “Non ci credo, non perché sia un male in sé, ma perché non c’è nella realtà italiana. I partiti sono il frutto della storia, non li si può imporre per legge”.

L’affondo è contro Berlusconi, di cui vede il declino, che “però non sarà lineare”. Addirittura paventa l’ombra cupa del nazifascismo: “C’è una nuova destra populista e nazionalista che imperversa in Europa. Non voglio dire che siamo alle porte del nazismo ma molti ingredienti sono simili”.

Conclude con un monito, difendendo il partito degli “apparati”: “Se si dà la colpa degli insuccessi agli apparati cattivi, non c’è discussione politica, ma solo la ricerca della via per eliminare i cattivi e si finisce male”.

E chiude criticamente sul congresso: “Il Pd deve scacciare le suggestioni leaderistiche e tornare a fare politica. Bisognava cominciare da una discussione seria e libera e poi, dopo, pensare alle candidature. Ora è necessario liberarsi di un progetto di partito che ha chiuso in una gabbia troppo asfittica il Pd”.

Chiaro? Limpido! Quello di Massimo D’Alema è un altro Pd.

O meglio è il partito che farà lui stesso. O “obbligando” gli altri ad andarsene. O sbattendo la porta, lui per primo.

Ci saranno due congressi. Quello che farà D’Alema sarà il congresso vero.

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