Elezioni 2013: un blind trust per Mediaset la mossa a sorpresa di Berlusconi?

Dopo il boom delle azioni Mediaset

di guido

Oltre al nuovo contratto con gli italiani (o forse come parte integrante di quello) Silvio Berlusconi avrebbe un altro asso nella manica da tirare fuori negli ultimi giorni di campagna elettorale: la soluzione al conflitto di interessi, sotto forma di un blind trust per le sue televisioni e della cessione di un pacchetto di quote Mediaset. È quanto riportato da Repubblica, dopo che già qualche giorno fa “Il Mondo” aveva annunciato che il Cavaliere ha incaricato un fondo di private equity di costituire un blind trust per superare il conflitto di interessi.

Per la seconda volta nella sua carriera politica, Berlusconi cerca quindi di togliere un argomento di principale importanza per i suoi avversari, bruciandoli sul tempo e “risolvendo” il conflitto di interessi prima degli altri. Era successo già nel 2004: dopo che il governo di centrosinistra non era riuscito ad approvare alcuna legge per risolvere il problema, Berlusconi incaricò Franco Frattini di stilare una legge, la 215 del 2004, intitolata proprio “Norme in materia di risoluzione dei conflitti di interessi”. Peccato che la norma era tagliata su misura per permettere a Berlusconi di mantenere le sue proprietà – l’unica conseguenza fu che dovette lasciare la presidenza del Milan – e fu pesantemente criticata anche dall’Unione Europea. Oggi ci riprova, e in altro modo.

L’idea sarebbe nata dopo che Bersani è tornato alla carica sul tema dicendo “Se vinciamo, subito il conflitto di interessi”. Ecco quindi che il Cavaliere pensa di fomentare i suoi fedelissimi con un “sacrificio” della sua creatura più rappresentativa come atto estremo per amore dell’Italia. Ma Berlusconi sa benissimo che, per quanto potrà sforzarsi, vincere le elezioni è un’utopia, e al massimo può sperare di pareggiare ma non di tornare al governo. Allora il blind trust e la minicessione sarebbero un modo per tutelare Mediaset, che dopo due anni di travaglio ha ripreso quota in Borsa.

Da quando il Cavaliere ha annunciato la ridiscesa in campo, il titolo Mediaset in Borsa è tornato a volare: dal 6 dicembre, è cresciuto del 45%. Basti pensare che nel 2012 il titolo era sceso al minimo storico di 1,16 euro, mentre lo scorso 18 gennaio ha toccato i 2,018 euro, un raddoppio aiutato anche dal +9% del giorno precedente, quando Berlusconi aveva parlato del “rischio comunista” e aveva negato di essere in conflitto di interessi. Ma proprio allora Bersani ha invocato un provvedimento del PD. Il Cavaliere sa benissimo che una legge a riguardo, oltre a penalizzarlo, sarebbe una mazzata per Mediaset, che solo ora si sta riprendendo da anni di magra, quindi ecco il piano per disinnescare il rischio. Il blind trust – ovvero un’amministrazione controllata del patrimonio di Berlusconi a opera di un consorzio di garanti per tutta la durata del suo impegno politico – e la cessione di una parte importante, ma comunque di minoranza, delle sue quote a investitori probabilmente stranieri, servirà a rassicurare i mercati sul futuro dell’azienda e, chissà, a far saltare per l’ennesima volta la legge sul conflitto di interessi.

Foto © Getty Images

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