Processo Dell’Utri: condanna a 7 anni in appello, assolto per le condotte post-1992

Si sono dovuti attendere 5 giorni di camera di consiglio per conoscere la sentenza, ma alla fine è arrivata: Marcello Dell’Utri è stato condannato a 7 anni. La Corte d’Appello di Palermo presieduta dal giudice Claudio Dall’Acqua ha sostanzialmente confermato la condanna in primo grado (9 anni) con l’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa,

di fabio

Si sono dovuti attendere 5 giorni di camera di consiglio per conoscere la sentenza, ma alla fine è arrivata: Marcello Dell’Utri è stato condannato a 7 anni. La Corte d’Appello di Palermo presieduta dal giudice Claudio Dall’Acqua ha sostanzialmente confermato la condanna in primo grado (9 anni) con l’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa, limitatamente però alle “condotte contestate”come commesse al periodo successivo al 1992. Qui la trascrizione integrale del dispositivo. Resterebbero fuori dalla condanna quindi il periodo stragista del ’93, la creazione di Forza Italia e le accuse provenienti dalle dichiarazioni di Gaspare Spatuzza e Nino Giuffrè.

Confermato, in sintesi, il concorso esterno in associazione mafiosa nel periodo che parte dagli anni ’70 fino al 1992. Quindi resta confermato che Dell’Utri facesse da tramite tra i boss di Cosa Nostra ed il nascente impero mediatico, immobiliare e finanziario di Silvio Berlusconi. Sin dai tempi in cui, come descritto nelle motivazioni della sentenza di primo grado, Marcello Dell’Utri presentava i boss Stefano Bontade e Mimmo Teresi al giovane Berlusconi negli uffici della Edilnord. Ruolo, quello del tramite, ricoperto poi anche nel periodo successivo in cui a comandare quella Cosa Nostra c’erano Riina e Provenzano. Restano confermati anche i rapporti con il boss Vittorio Mangano – non il semplice “amico” – come riconfermato anche dal pm Gozzo. Ma c’è di più.

Su Mangano si era così espresso il procuratore generale Nino Gatto, prima della camera di consiglio:

Attraverso la mediazione di Dell’Utri e del mafioso Gaetano Cinà Mangano assicurò protezione contro l’escalation dei sequestri a Milano

Tutto questo in un periodo assolutamente precedente sia alla discesa in politica che alla nascita dei circoli di Forza Italia. Come scrive anche Repubblica menzionando la precedente condanna:

La sentenza di primo grado sosteneva pure che prima del 1980 Dell’Utri aveva fatto da tramite per gli investimenti a Milano di Stefano Bontade, all’epoca uno dei padrini più influenti di Cosa nostra palermitana, che era alla ricerca di aziende pulite del Nord Italia in grado di riciclare i miliardi di lire provenienti dal traffico internazionale di droga.

Quelle che non sembrano essere state prese in considerazione sono proprio le parole di Gaspare Spatuzza che aveva testimoniato al processo su fatti successivi al 1992. Quel “fatto non sussiste” potrebbe essere sintomo di un’insufficienza di prove o molto più probabilmente legato al fatto che la cosiddetta “trattativa” non era oggetto di dibattimento in questo processo.

Dell’Utri si è affrettato a bollare questa sentenza come “pilatesca” parlando di “fantascienza” e “pietra tombale” per tutto il periodo post-1992, la sentenza secondo lui:

Da una parte ha dato un contentino alla procura palermitana e dall’altra una grande soddisfazione all’imputato, avendo escluso i fatti dal 1992, che era una accusa demenziale e assurda. È stata completamente spazzata via una macchinazione preparata artatamente e questo è un fatto importante

Anche se immediatamente i pm Ingroia e Gozzo hanno tenuto a precisare che:

non corrisponde assolutamente al vero che con la sentenza d’appello a Dell’Utri è stata messa una pietra trombale sulla trattativa tra Stato e Cosa nostra, anche perché l’argomento non è mai entrato in dibattimento

Confermando che probabilmente sulla figura di Marcello Dell’Utri in quel periodo bisognerà ancora fare molta chiarezza.

Nella sentenza pronunciata stamattina si menziona anche Tanino Cinà – “reati estinti per morte del reo” – figura chiave sia della condanna per Dell’Utri che per l’intermediazione tra Cosa Nostra e gli ambienti imprenditoriali milanesi. Ad incastrare Cinà e poi Dell’Utri furono le intercettazioni ambientali e soprattutto telefoniche ascoltabili dentro questa ricostruzione di Repubblica. Anche se entrambi si dichiaravano vicendevolmente “solo amici”. Per una ricostruzione approfondita è fondamentale la lettura di questa sequenza cronologica di fatti curata da Peter Gomez sul Fatto Quotidiano.

Come nota di colore conclusiva è che Dell’Utri insiste ancora nel definire Mangano come suo personale eroe. Siamo nel paese che ha ospitato Falcone e Borsellino, credo che ognuno sappia scegliere con coscienza i propri eroi.

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