Rimborsi elettorali in Regione Lombardia: parla Pippo Civati, uno dei consiglieri PD indagati

Rimborsi di tremila euro per viaggi e francobolli: queste le cifre contestate dai magistrati al consigliere PD, candidato alla Camera alle prossime Politiche.

Dopo lo scandalone che ha investito i consiglieri di maggioranza, la magistratura milanese sta stangando l’opposizione. Tra i consiglieri regionali lombardi convocati dalla Procura c’è anche Giuseppe Civati, candidato alla Camera dei Deputati nelle prossime Elezioni Politiche. Lo abbiamo raggiunto al telefono per “chiedergli conto dei conti”.

Non ho nessuna ritrosia a parlare di questa vicenda. I dati che sono emersi e che mi sono contestati li avevo già dichiarati. Si tratta di tremila e cento euro in cinque anni, ci sono quattrocento euro di pernottamenti che non mi riguardano perché erano per persone invitate a convegni del partito democratico, ci sono mille euro in francobolli usati per inviare una lettera a una mailing list costruita nel tempo, in occasione della fine del mandato della mia prima legislatura, in cui raccontavo i miei interventi amministrativi e legislativi: se non è lecito che un consigliere dichiari al proprio bacino di elettori quello che ha fatto, non riesco proprio a capire cosa possa esserlo. Insomma i rimborsi veri e propri contestati sono quei mille e cinquecento euro che ho speso per i trasferimenti in questi cinque anni, in qualità di consigliere regionale: è tutto rendicontato alla lettera e se facciamo i calcoli si tratta di meno di un euro al giorno. Questo è quello che mi è stato contestato nell’atto che ho ricevuto ieri dalla Procura. Sono felice che ci sia l’occasione di confrontarsi con i magistrati, sono anche curioso di poter conoscere dei meccanismi che non avevo mai avuto l’occasione di veder da vicino. Ecco, ho visto dei titolacci un po’ sproporzionati sui giornali, è giusto non minimizzare ma nemmeno dare troppa enfasi a situazioni che sono spiegabilissime (non solo il mio caso, ma anche per quanto riguarda altri esponenti del mio partito) e rientrano nel normale fluire della vita politica di un consigliere regionale.

L’allargamento dell’indagine anche ai consiglieri dell’opposizione ha generato commenti duri anche da parte di elettori del centrosinistra che, per semplificare, hanno detto: “Non importa quanto grande sia il barattolo della marmellata, ora hanno trovato anche i nostri con le mani dentro”…

Io credo che la dimensione del barattolo conti. Ma in alcuni casi non c’è nemmeno dentro la marmellata. Il principio con cui sono stati spesi questi soldi è quello previsto dalla legge: per spese di rappresentanza (un concetto larghissimo), formazione e attività per il funzionamento della propria attività politica, un consigliere ha diritto a quello che e comunemente chiamato “rimborso”, purché rendicontato. In tutti i casi contestati a me e, ne sono sicuro, anche nei casi contestati ai miei colleghi, le voci rientrano in queste categorie, quindi sono salvi sia il principio che la quantità. Insomma sono regolari sia il barattolo, che la (poca) marmellata. Dopodiché benvenga l’indagine dei magistrati, così non c’è il dubbio che ai consiglieri del centrosinistra fosse riservato un trattamento di riguardo. Siamo tutti uguali davanti alla legge, speriamo di poter dimostrare di essere diversi per quanto concerne la sostanza e le questioni che ci sono poste.

Un’indagine, in due fasi, sull’intero Consiglio regionale lombardo e il sua sistema dei rimborsi non evidenzia una totale inadeguatezza degli strumenti di controllo che dovrebbero impedire le (presunte, fino a prova contraria) malversazioni?

La legge ha maglie troppo larghe, bisognerebbe cambiarla anche per impedire che poi finiscano indagate persone, politici, chi non hanno fatto niente di “strano” o di efferato. In realtà il meccanismo di controllo ci sarebbe: i consiglieri si riferivano ai gruppi che a loro volta si riferivano a un centro di spese regionali che conferiva una serie di finanziamenti. Se c’è qualcosa che non va è in questo percorso, non certo, almeno per le cose che conosco, nel comportamento dei singoli.