Israele bombarda in Siria: dura reprimenda da parte della Russia

La Russia parla apertamente di “violazione della Carta Onu” dopo i due attacchi da parte dell’aviazione di Tel Aviv.

Dura reprimenda da parte di Mosca contro Israele, accusato di aver compiuto raid aerei, ieri sera, al confine tra Siria e Libano, colpendo un convoglio carico di armi e un centro di ricerca militare siriano. In una nota, il ministero degli Esteri russo, ha precisato: “Se l’informazione fosse confermata, avremmo a che fare con attacchi ingiustificati contro obiettivi sul territorio di uno stato sovrano, cosa che viola chiaramente la carta Onu. Tutto ciò è inaccettabile a prescindere dal motivo che giustificherebbe l’operazione”.

Il motivo che giustificherebbe il bombardamento sarebbe il tentativo di Tel Aviv di evitare che gli arsenali chimico – batteriologici della Siria possano finire nelle mani degli Hezbollah libanesi o delle milizie legate ad al Qaeda. “Le forze aeree di Tel Aviv hanno fatto saltare in aria un convoglio che aveva appena attraversato il confine dalla Siria verso il Libano, ha spiegato una fonte. Una seconda voce, proveniente da ambienti della sicurezza, ha precisato che “l’obiettivo, colpito intorno a mezzanotte, al momento dell’attacco si trovava ancora nel territorio siriano”.

Secondo il sito Ynet, gli Hezbollah avevano dislocato i loro accampamenti proprio accanto a basi del regime di Damasco, dove sono custoditi i preziosi arsenali di armi chimiche e batteriologiche. Per questo motivo, Israele aveva a sua volta dislocato batterie di missili anti aerei Iron Drome nel contesto delle misure di allerta contro la Siria. Per la cronaca, Damasco ha smentito di aver subito un attacco aereo nel proprio territorio. Anche i media ufficiali non ne fanno cenno.

All’interno dell’Onu, ormai è chiaro, c’è comunque una profonda divisione tra chi – come Pechino e Mosca – fa ostruzionismo a qualsiasi decisione nei confronti del regime di Bashar al-Assad. Lakhdar Brahimi, inviato speciale di Onu e Lega Araba, ieri aveva ricordato a Washington e Bruxelles come avessero l’obbligo di fare pressioni affinché in Siria la situazione non sfuggisse di mano.

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