Mafia cinese in Italia: perquisizioni ed arresti in otto regioni

E’ scattata stamattina all’alba l’operazione, denominata Cianliu, della Guardia di Finanza contro la criminalità organizzata cinese: 73 aziende sequestate, insieme a 181 immobili e 166 auto di lusso. Ventiquattro persone (17 cinesi e 7 italiani) sono finite in manette in otto regioni – Toscana, Lombardia, Piemonte, Veneto, Emilia Romagna, Lazio, Campania e Sicilia – con


E’ scattata stamattina all’alba l’operazione, denominata Cianliu, della Guardia di Finanza contro la criminalità organizzata cinese: 73 aziende sequestate, insieme a 181 immobili e 166 auto di lusso.

Ventiquattro persone (17 cinesi e 7 italiani) sono finite in manette in otto regioni – Toscana, Lombardia, Piemonte, Veneto, Emilia Romagna, Lazio, Campania e Sicilia – con l’accusa di associazione di stampo mafioso finalizzata al riciclaggio di proventi illeciti derivanti dai reati di evasione fiscale, favoreggiamento dell’ingresso e della permanenza nel territorio dello Stato di cittadini cinesi clandestini per il successivo sfruttamento nell’impiego al lavoro.

I cittadini cinesi finiti in manette sono accusati anche di sfruttamento della prostituzione, contraffazione, frode in commercio e vendita di prodotti industriali con segni mendaci o in violazione delle norme a tutela del “Made in Italy”, ricettazione e appropriazione indebita.

Altre 134 persone, quasi tutti imprenditori, sono attualmente indagati a piede libero e nei loro confronti sono state eseguite misure cautelari reali con il sequestro di beni (immobili, auto di lusso, quote societarie, denaro contante) profitto dei reati oggetto di riciclaggio.

Interessanti dettagli sull’operazione sono stati pubblicati da Affari Italiani:

Le indagini sono iniziate nel 2008 quando le Fiamme Gialle del Nucleo di Polizia Tributaria di Firenze hanno individuato un sodalizio criminale composto da:
– una famiglia cinese, originaria della provincia di Hubei (ubicata nel centro della Repubblica Popolare Cinese): CAI Jianhan, padre, 63 anni residente a Milano, e 2 figli, CAI Cheng Chun, 41 anni residente a Padova, e CAI Cheng Qui, 37 anni residente a Milano;
– una famiglia italiana, composta da 2 fratelli bolognesi: BOLZONARO Fabrizio, nato a Bologna, 43 anni, residente a S. Lazzaro (BO), e BOLZONARO Andrea, nato a Bologna, 43 anni, residente a Pianoro (BO), nonché dal padre B. L., nato a Malalbergo (BO), 66 anni, residente a San Lazzaro (BO).

La Guardia di Finanza ha scoperto che l’attività criminosa della famiglia cinese è iniziata nel 2006, dopo l’acquisizione di una partecipazione della società di money transfert “MONEY2MONEY srl”, avvenuta mediante un prestanome, una donna delle pulizie impiegata presso la famiglia cinese.

L’entrata nella compagine sociale di cittadini cinesi ha determinato un’improvvisa ed esponenziale crescita della raccolta di denaro da trasferire in Cina. Le rimesse erano effettuate sia da imprenditori che da privati. […] La struttura verticistica, che faceva capo alla famiglia CAI, controllava, con forme di intimidazioni psicologiche ed a volte violente, le attività illecite della comunità cinese su tutto il territorio ove la stessa è risultata più presente. Alcuni esponenti e soggetti collegati alla famiglia CAI risultano indagati e condannati nel contesto di differenti procedimenti penali seguiti dalla Procura di Firenze.

E, ancora:

La principale attività illegale delle aziende cinesi in Italia è consistita nella produzione di merce contraffatta (principalmente capi ed accessori di pelletteria) e nell’evasione fiscale. Vari interventi eseguiti durante le indagini hanno permesso, infatti, di confermare come molti soggetti che versavano denaro alle varie agenzie erano coinvolti in casi di contraffazione o risultavano aver dichiarato redditi irrisori. […] Dalla Cina è giunta anche manodopera clandestina da sfruttare nelle aziende:
– giovani donne da impiegare nelle varie “case chiuse” camuffate da centri estetici e di massaggi orientali;
– uomini e donne da destinare ai laboratori ove lavoravano “in nero” in condizioni disumane.

Via | Affari Italiani

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