Camorra: arrestato Umberto Onda, ritenuto reggente clan Gionta

Era tra i cento latitanti più pericolosi d’Italia, Umberto Onda, 38 anni, ritenuto dagli investigatori il reggente del clan Gionta, attivo nell’area di Torre Annunziata. I carabinieri lo hanno bloccato mentre scendeva, a Brindisi, da un traghetto proveniente dalla Grecia. Come riporta Il Mattino, l’uomo non era armato e non ha tentato di fuggire ma

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Era tra i cento latitanti più pericolosi d’Italia, Umberto Onda, 38 anni, ritenuto dagli investigatori il reggente del clan Gionta, attivo nell’area di Torre Annunziata. I carabinieri lo hanno bloccato mentre scendeva, a Brindisi, da un traghetto proveniente dalla Grecia. Come riporta Il Mattino, l’uomo non era armato e non ha tentato di fuggire ma ai militari ha inizialmente mostrato dei documenti falsi.

Onda è destinatario di tre provvedimenti restrittivi: un’ordinanza di custodia cautelare del 2007 conseguente ad una condanna in primo grado a 17 anni di reclusione per associazione mafiosa, omicidio, rapina e ricettazione e altre due del 2008 e del 2009 per associazione mafiosa, estorsioni e legge droga.

Il clan Gionta tra novembre 2008 e la fine dello scorso anno è stato colpito da numerosi arresti. Dopo la cattura, a ottobre 2009, di Ciro Nappo il cerchio intorno ad “Umbertino” si era fatto più stretto.

Nell’operazione Alta marea del 2008 – 88 arresti e beni per 80 milioni di euro sequestrati – era emerso anche un caso di “doppio pizzo”. In quell’occasione praticamente tutta la famiglia Gionta era finita in manette e ancora una volta gli inquirenti avevano sottolineato l’importante ruolo delle donne all’interno del clan…

Contro il clan Gionta di Torre Annunziata, 88 ordinanze di custodia a Napoli e in altre regioni. Ne sono state eseguite 76. Ventotto destinatari dei provvedimenti, tra i quali lo stesso super boss Valentino Gionta, sono attualmente detenuti. Nell’elenco stilato dalla Dda di Napoli c’è praticamente tutta la sua famiglia: il figlio Aldo, 36 anni, anch’egli detenuto; la moglie Gemma Donnaruma, 54 anni; i figli Pasquale e Teresa, di 31 e 34 anni; Gennaro Longobardi, 45 anni, cugino di Gemma.

Sequestrati bene mobili e immobili, quote societarie e conti correnti per un valore complessivo di circa 80 milioni di euro. Si tratta di società commerciali, appartamenti, autoveicoli, oggetti personali di consistente valore come gioielli d’oro. (…) Le accuse vanno dall’associazione per delinquere di stampo camorristico, all’omicidio, estorsione e traffico di stupefacenti. Pizzo bipartisan. L’operazione ha fatto emergere “un caso di doppio pizzo”. “A Torre Annunziata ci sono il clan Gallo ed il Clan Gionta. C’è stato qualche commerciante – ha spiegato il capo della squadra mobile di Napoli, Vittorio Pisani – che si è trovato vittima di estorsione dell’uno e dell’altro. Fortunatamente, in questo caso, è venuto a denunciarlo”.

Gli inquirenti hanno scoperto che agli imprenditori che cercavano di reclamare quando si presentava il secondo esattore veniva consigliato di aumentare i prezzi dei prodotti in vendita. Alcuni erano costretti a pagare in eguale misura sia al clan Gionta che ai Gallo-Cavalieri.Donne a capo del clan. Gemma Donnarumma è stata arrestata nella sua abitazione, dopo aver opposto un po’ di resistenza.

Lei, come le altre donne del clan, secondo l’accusa, oltre a custodire armi e droga di pertinenza della cosca, concorrevano nella stessa elaborazione delle linee strategiche dell’organizzazione criminale. “Il ruolo delle donne del clan – dice Franco Roberti, coordinatore della Dda – è sempre importante, quello di dirigenti vicari quando i mariti e i capi dell’organizzazione sono detenuti”. “Partecipavano – aggiunge Pisani – a qualsiasi attività illecita che riguardasse l’organizzazione criminale senza alcuna diminutio”. (Archivio la Repubblica).

Foto | Il Mattino

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